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Tortura: passi avanti verso il riconoscimento del reato

14 Sep Tortura: passi avanti verso il riconoscimento del reato

Il testo per l’introduzione del reato di tortura nel nostro codice penale è arrivato al Senato. Il documento è stato redatto dalla commissione giustizia e prima di essere trasmesso a Palazzo Madama è stato approvato dai membri della commissione stessa all’unanimità.
Nel lontano 1987 l’Europa ha invitato gli Stati membri dell’Unione ad aderire alla Convenzione contro la tortura, ma l’Italia, pur ratificando il trattato, non aveva mai concretizzato l’impegno preso, tanto che il termine ‘tortura’ non compare in nessun codice giuridico nazionale.
Il governo precedente a quello attuale, a seguito delle pressioni del Comitato dei diritti umani dell’Onu verso la formalizzazione di tale reato, aveva risposto di ‘avere altre priorità’.
Al governo Monti, giunto ormai a fine legislatura, spetterà, forse, l’approvazione del testo prodotto dalla commissione del Senato. Il ‘forse’ è d’obbligo: visti i 25 anni impiegati per proporre un testo, i tempi per la sua approvazione e attuazione rimangono imprevedibili.
Il testo del disegno di legge, pur essendo un passo avanti rispetto al nulla, presenta una particolarità tutta italiana. Nella Convenzione internazionale l’atto di tortura viene descritto come abuso “commesso da un pubblico ufficiale o da qualsiasi altra persona che agisca a titolo ufficiale”. È dunque specificatamente riconducibile a chi esercita il potere della forza nelle funzioni di sicurezza pubblica. Nel testo italiano rimane generico. Il suo ipotetico autore può essere chiunque, ma se a commetterlo fosse un incaricato del servizio pubblico la pena verrebbe aumentata: da 4 a 12 anni al posto che da 3 a 10.
Va inoltre detto che l’improvvisa accelerazione nella produzione di questo testo non è per nulla casuale. Migliaia di italiani hanno firmato l’appello “Chiamiamola tortura”, emanato da Amnesty International e subito appoggiato da numerose associazioni, tra le quali il Gruppo Abele, contenente la richiesta di introduzione del reato nel nostro codice penale. La campagna ha preso il via pochi giorni dopo la sentenza definitiva (del 5 luglio 2012) del processo sulle violenze avvenute durante il G8 del 2001 nella scuola Diaz di Genova e nella caserma di Bolzaneto. I condannati pagheranno pene lievi per reati di falso ideologico e lesioni gravi. I reati di lesioni lievi, calunnie, abuso e arresto illegale erano già stati prescritti. Secondo la Corte europea dei Diritti umani, il reato di tortura non deve mai essere soggetto a prescrizione, condono o amnistia. Ma nessun procuratore italiano può ancora formulare tale accusa né nessun giudice riconoscerlo.

(toni castellano)



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