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Torture e carcere per i rifugiati in Libia, l’appello di Amnesty

21 Dec Torture e carcere per i rifugiati in Libia, l’appello di Amnesty

libiaI rifugiati e i richiedenti asilo in fuga da persecuzione e guerre, nel tentativo di arrivare in Europa attraverso la Libia, vanno in molti casi incontro a torture e al carcere a tempo indeterminato. E’ quanto denuncia Amnesty International nel suo ultimo rapporto dal titolo “Cercare salvezza, trovare paura: rifugiati, richiedenti asilo e migranti in Libia e a Malta”. Il rapporto prende in esame il viaggio di quanti cercano di raggiungere l’Unione europea andando incontro, una volta raggiunta la Libia e Malta, a drammatiche violazioni dei diritti umani.
«In Libia i cittadini stranieri, compresi i rifugiati, i richiedenti asilo e i migranti, si trovano in una condizione di particolare vulnerabilità e vivono nella costante paura di essere arrestati, torturati e sottoposti a ulteriori violazioni», ha dichiarato Malcolm Smart, direttore del programma Medio Oriente e Africa del Nord di Amnesty International. «Inoltre, molti di loro temono di essere espulsi verso i paesi di origine, senza alcuna considerazione per il concreto rischio di subire persecuzioni una volta rientrati». Secondo le autorità di Tripoli in Libia ci sono oggi oltre tre milioni di “migranti irregolari”. Molti provengono da altre parti dell’Africa, eppure le autorità locali continuano a dire che nessuno di loro è un rifugiato.
I richiedenti asilo vivono in una sorta di “limbo” legale: la Libia infatti non ha firmato la convenzione Onu sullo status di rifugiato del 1951 e non ha un sistema d’asilo in vigore. A novembre il governo ha respinto la raccomandazione di ratificare la Convenzione e sottoscrivere un memorandum d’intesa con l’agenzia dell’Onu per i rifugiati, l’Unhcr, per consentire a quest’ultima di assistere i rifugiati e i richiedenti asilo in Libia.
Ciò nonostante, a ottobre, la Commissione europea ha sottoscritto con le autorità libiche un’agenda per la cooperazione sulla gestione dei flussi migratori e sul controllo alle frontiere, valida fino al 2013 e in base alla quale l’Unione europea metterà a disposizione della Libia 50 milioni di euro.
«La cooperazione tra Unione europea e Libia deve avere al centro i diritti umani e la condivisione delle responsabilità, ovvero i principi fondamentali della protezione internazionale. Mentre cercano la cooperazione con la Libia per contrastare l’arrivo di persone dall’Africa, l’Unione europea e i suoi Stati membri non devono chiudere gli occhi di fronte alle costanti violazioni dei diritti umani in Libia», ha ammonito Smart. Per questo Amnesty International lancia un appello alla Commissione europea e all’Italia chiedendo che i diritti umani e le garanzie per i rifugiati, richiedenti asilo e migranti siano al centro della cooperazione con la Libia.

(federica grandis)

 Amnesty.it



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