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Transessualità e mondo del lavoro. Tra discriminazione e disinformazione

20 Nov Transessualità e mondo del lavoro. Tra discriminazione e disinformazione

giornata_memoria_trans_3Secondo una recente ricerca realizzata da Arcigay il 19% delle persone lgbt (lesbiche, gay, bisessuali e trans) intervistate riferisce di essere stata discriminata sul lavoro. Ma questa percentuale sale oltre il 45% per le persone in transizione dal genere femminile al maschile, e addirittura oltre il 55% per quelle in transizione dal genere maschile al femminile. In occasione del Giorno della memoria per le persone transessuali vittime di violenza e di omicidio, abbiamo intervistato Anna Ianniello, volontaria dello sportello “Oltre lo specchio” del Gruppo Abele, che si occupa di accoglienza e accompagnamento al lavoro per persone in transizione di genere in difficoltà a causa dell’esclusione dal contesto familiare o sociale.

I dati di Arcigay trovano un riscontro nelle storie delle persone che si rivolgono allo sportello “Oltre lo specchio”?
Al nostro sportello, per la storia e la connotazione dell’associazione Gruppo Abele, si rivolgono persone che in genere hanno problemi di disagio sociale o hanno alle spalle storie personali e familiari molto difficili. Corriamo perciò il rischio di avere una percezione del fenomeno discriminatorio più accentuata. Detto questo, è un dato di fatto che il problema della discriminazione sui posti di lavoro – e ancora di più dell’accesso negato al lavoro – ritorna costantemente nelle biografie delle persone che si rivolgono a noi. Tra le 35 incontrate nel 2010 solo 5 hanno un’occupazione, mentre delle 30 disoccupate molte non hanno mai lavorato. Alcune di queste hanno avuto modo di beneficiare di tirocini formativi che però non sono sfociati in assunzione. La strada da fare per una reale integrazione delle persone transessuali è ancora lunga. E non è certo facilitata dall’attuale congiuntura economica, che rischia di vedere queste persone sempre più ai margini del mercato del lavoro.

Quali difficoltà esprimono le persone in transizione di genere che si rivolgono al vostro servizio? Ci sono richieste nuove rispetto al passato?
Quello di cui tutti hanno bisogno è un lavoro. Secondariamente, cercano una casa. In entrambi gli ambiti, quando accompagniamo le persone ai colloqui o nella ricerca di un’abitazione notiamo molto pregiudizio e diffidenza, soprattutto nei confronti delle persone MtF, in cui è più evidente la differenza tra il genere riportato sulla carta di identità e l’aspetto fisico o l’abbigliamento. Molte delle persone che si sono rivolte in questi anni al nostro servizio testimoniano di essere state discriminate. Ad esempio sul prezzo dell’affitto di un alloggio: si accetta la persona transessuale solo se paga un affitto più alto. Oggi, la crisi e i tagli agli enti pubblici hanno di fatto azzerato le possibilità per le persone che incontriamo di iniziare un percorso lavorativo. Fino a qualche anno fa, tramite la concessione di “borse lavoro” da parte degli enti pubblici, le persone transessuali con un percorso difficile alle spalle avevano la possibilità di mettersi alla prova e di essere giudicate per le loro capacità professionali, così da superare lo scoglio del pregiudizio dei datori di lavoro.

Nel 2010 sono stati segnalati sulla stampa 2 casi di omicidio, 39 episodi di violenza, 6 di estorsione, 2 di bullismo e 8 di atti vandalici nei confronti di persone transessuali o omosessuali. A che punto è la maturazione culturale del nostro Paese su questo tema? Quali iniziative credete possano favorire un cambiamento di mentalità?
La maturazione culturale su questo tema nel nostro Paese è ancora alla fase embrionale. Troppi sono i casi di aggressione e derisione subiti dalle persone in transizione di genere. I mass media sicuramente non aiutano a sviluppare una discussione serena su questo argomento, che viene trattato prevalentemente in casi di cronaca, con toni scandalistici e denigratori.
Si continua ad esempio a dire “il transessuale” anche in presenza di persone decisamente femminili: questa è una forma di violenza brutale nei confronti di chi vive la condizione transessuale.  A questo proposito stiamo lavorando con alcuni giornalisti del servizio pubblico televisivo e radiofonico e con loro sono stati realizzati dei documentari e delle trasmissioni in cui si rappresentano storie di persone in transizione di genere, fuori dai canoni stereotipati, raccontando vicende autentiche, le difficoltà, i sogni e le prospettive di queste persone. Se si riuscisse a fare più informazione in questo modo, forse cadrebbero alcuni pregiudizi, in gran parte dovuti alla non conoscenza (o ad una conoscenza sommaria) di questo argomento.

(manuela battista)

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