About Us

Tunisia. Continua la “protesta del pane”

11 Jan Tunisia. Continua la “protesta del pane”

Tutto è cominciato con il suicidio di un ventiseienne, Mohamed Bouazizi, il 17 dicembre scorso a Sidi Bouzid, in Tunisia. Il gesto estremo di Mohamed, che si è dato fuoco ed è morto dopo quasi un mese di agonia, aveva come ragione la confisca del suo banchetto abusivo di frutta, unica fonte di sostentamento per un ragazzo laureato, che non trovava altra occupazione nel suo paese.
Oggi la Federazione internazionale dei diritti umani (Fidh) ha diramato un rapporto parziale che parla di almeno 35 morti negli scontri durante le manifestazioni di protesta che si sono susseguite nel fine settimana nelle città di Regeb, Kasserine e Thala. Una rivolta sociale che in Tunisia vede insorgere la parte più giovane – per la gran parte laureati, disoccupati sotto i trent’anni – della popolazione contro il regime filoccidentale del presidente Zine El Abidine Ben Ali, ma che si estende in tutto il Maghreb, oppresso da regimi autoritari.
Le ragioni degli universitari che animano la “protesta del pane” sono legate alla mancanza di futuro: accusano il governo di Ben Ali di aver generato un sistema nazionale basato su rapporti mafiosi e dipendenze dai clan famigliari legati al presidente. La contestazione non si limita solo alla disoccupazione giovanile e al diritto al lavoro, ma coinvolge altri settori della popolazione, che lamentano un’impennata del carovita, così che le voci di protesta dei genitori e dei famigliari si sono unite a quelle dei giovani rimostranti.
Il governo ha risposto alla rivolta con misure forti. Dapprima l’arresto di numerosi blogger, artisti, attivisti e dissidenti politici. Poi lo schieramento delle “tigri nere” (corpi speciali antisommossa) davanti alle marce degli studenti e lo scoppio dell’intifada. Oggi infine l’ordine di chiusura di scuole, licei e università fino a tempo indeterminato.
Ben Ali ha definito le manifestazioni studentesche come atti di terrorismo guidati da minoranze violente e bande mascherate organizzate da forze esterne ai confini nazionali, facendo riferimento ai movimenti fondamentalisti islamici.
Oggi, dalle pagine de La Stampa, Moncef Marzouki, ex candidato alle presidenziali contro Ben Ali in esilio in Francia, ammonisce l’Occidente che ha appoggiato l’attuale governo tunisino fin dal suo insediamento. Spiega come la paura del fondamentalismo abbia spinto l’Europa ad appoggiare nel Maghreb la nascita di regimi forti, ma che la repressione ha convogliato molti giovani islamici tunisini, senza un inquadramento culturale, verso lo jihadismo. Sebbene le attuali proteste non abbiano nessun carattere religioso, il rischio è che proprio le scelte del regime e le conseguenti condizioni popolari moltiplichino la povertà e con essa l’immigrazione e il fondamentalismo.

(toni castellano)



Facebook

Twitter

YouTube