About Us

Un amico sempre presente

02 Nov Un amico sempre presente

LuigiePeradotto2001Me lo sono trovato accanto nei momenti più difficili. Quando per mille ragioni tanti preferivano andarsene, don Franco c’era. Me lo ricordo di fronte a un ragazzo sconosciuto, morto di overdose, in una camera mortuaria comunale. Io e lui, e nessun altro. Lo ricordo accanto, a sostenere il lavoro di chi andava a strappare dalla strada ragazzi inseguiti dalla prostituzione. Non aveva paura di combattere per gli ultimi. Lo ricordo accanto nelle grandi battaglie: nella lotta contro l’Aids, contro la droga. C’era sempre. C’era l’uomo. Con la sua franchezza, con la sua intelligenza, con la sua capacità di aprire le porte e di fare del servizio a Cristo il senso vero e definitivo della sua vita. Era un uomo libero, don Franco Peradotto, perché, con la Parola, non ha mai fatto sconti, né a destra né a sinistra. Un uomo diretto, franco, un ottimo giornalista, che scriveva con delicatezza e anche con profonda onestà, al punto che il suo stile e la sua forza, sempre calibrati, sempre puntuali, hanno fatto scuola. Lo ricordo alle nove di sera, tutti i mesi, quando agli appuntamenti di spiritualità con il Gruppo Abele, alla Consolata, ci apriva le porte, accogliendo le persone più diverse, le fatiche e le fragilità di tutti, i bisogni e le speranze di ognuno di noi. Era orgoglioso di esserci, orgoglioso di trasformare quel Santuario in una “casa”, di praticare un ecumenismo concreto, che andava oltre le parole e s’incarnava nei volti, nelle storie, nelle fragili esistenze di ogni persona che incontrava.
fotoluigiSMDon Franco era in grado di saldare la dimensione del cielo con quella della terra, il Vangelo e la giustizia sociale, l’essere cristiani e l’essere cittadini in questo mondo e per questo mondo. Era lui il “catechista” delle tante persone che a partire dalla strada ci chiedevano di ritrovare un senso. Don Franco, un uomo che ha saputo condividere passo dopo passo, fatica dopo fatica il cammino dei più piccoli, non ha mai avuto paura di collaborare con “i grandi”, semplicemente perché il “grande” era proprio lui. Con la stessa, smisurata fedeltà e diligenza che riservava ai vescovi, Franco si metteva al servizio dei poveri, degli ultimi, convinto che proprio la strada, luogo di povertà, di bisogni, di linguaggi complessi e diversi, di relazioni e domande in continua trasformazione, deve essere elemento di riferimento costante del nostro lavoro. Franco sapeva bene che non si può essere liberi da soli: si è liberi insieme agli altri, in uno sforzo collettivo, fatto insieme. Ed è in questo costante sforzo, misurandoci con incertezza e complessità, educandoci a non selezionare i compagni di viaggio e a tessere quotidianamente la dimensione del “noi”, che con Franco abbiamo cercato di costruire le nostre realtà. Quelle stesse realtà e comunità che oggi sperimentano nel lutto una profonda riconoscenza a Dio per il dono di un uomo così libero. Un uomo che nei momenti più difficili della sua città c’era, che ha profondamente amato Torino e i torinesi e che a loro ha donato tempo, spazi, parole, attenzioni concrete. Don Franco ora riposerà nel Canavese, a Cuorgnè, guardando le montagne che lo hanno visto nascere e che tanto lo rendevano orgoglioso della sua terra. Una montagna aspra, forte, complessa, franca e sincera, specchio della sua storia.

(don luigi ciotti)



Facebook

Twitter

YouTube