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Un difficile abitare. L’Italia impoverita che non accede alla casa

03 Mar Un difficile abitare. L’Italia impoverita che non accede alla casa

sfrattiSe il sintomo di questa crisi che non accenna a finire è la lesione dei bisogni primari, allora c’è poco da sorprendersi che sempre più persone si trovino a fare i conti con la difficoltà a trovare un alloggio e a sostenere le spese connesse all’abitare. Nell’Italia del 2016, anche la casa sta diventando un bene di lusso. A fotografarlo è il rapporto Un difficile abitare, realizzato da Caritas, Cisl e dal Sicet, il sindacato degli inquilini, riferito all’anno passato.

Un dossier che racconta situazioni di disagio e di come sempre più cittadini si ingegnino per abbassare quanto più possibile le spese di affitto, bollette, tasse. Succede così che, nel breve volgere di un decennio, siano (soprattutto nel centro Italia e nel Nord-Est) triplicate le famiglie costrette a condividere un’abitazione con altre famiglie, per un totale che le tre sigle quantificano nel 2011 in oltre 695mila persone (nel 2001 erano una manciata più di 236 mila). Ovvero il 194% in più.

L’indagine, condotta in 15 città metropolitane, su un campione di mille persone che frequentano i centri di ascolto di Caritas e Sicet, descrive inoltre la reticenza di proprietari e affittuari nella stipula di contratti: l’11.1% delle persone che vivono in affitto sono prive di contratto; il 26.6% non riceve nessuna ricevuta; il 32.6% ottiene una ricevuta di importo inferiore alla rata d’affitto. Quasi la metà del campione preso in esame spende metà del reddito per le spese di affitto o mutuo e ha difficoltà a coprire le spese. Vivono spesso in case sovraffollate (il 27.2%), con poca manutenzione (47.3%), scarsamente illuminate (20.4%), in zone a rischio o con problemi di criminalità (45%), senza aree verdi (35.9%) o con carenza di trasporti o collegamenti (28.8%). L’8.5% abita in stanze o posti letto.

Risultato, poco agio, poche garanzie, molti abusi. E allora su i provvedimenti esecutivi di sfratto in aumento (+5% rispetto all’anno precedente) e pignoramenti (il 16% degli utenti Caritas), con una situazione di edilizia residenziale pubblica carente (650mila domande di alloggi senza risposta). Quanto basta, alle tre associazioni, per chiosare che “il diritto all’abitazione sta diventando in Europa il primo diritto negato alle persone a rischio povertà, ancora prima del diritto al lavoro e alla salute”. E le “persone a rischio povertà” sono persone tra i 50 e i 64 anni, il 63.8% disoccupati, il 58.6% con famiglie numerose e il 51.9% con minori in famiglia.

Servirebbero interventi politici forti, sussidi, aiuti delle amministrazioni. Ma nella maggior parte dei casi clausole stringenti e il surplus di burocrazia inibiscono contribuiscono a fiaccare chi prova ad accedervi, tanto che il 36% delle persone ha avuto problemi in questo senso.

(piero ferrante)

 



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