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Un documentario contro i pregiudizi

16 Jun Un documentario contro i pregiudizi

rom2111È il secondo documentario di una serie intitolata Mandiamoli a casa, girata a Torino. Il primo raccontava i fenomeni di integrazione in un quartiere difficile come San Salvario. Questo punta lo sguardo sui campi rom di Lungo Stura Lazio e via Germagnano, oltre che sulla comunità di famiglie rom “Il Dado” di Settimo Torinese. Firmato da Federico Tonozzi, Francesco Mele e Sara Marconi, parte dai dati del Rapporto sulla condizione dei rom, sinti e camminanti in Italia presentato mesi fa dalla Commissione straordinaria sui diritti umani del Senato, per sfatare altri luoghi comuni sulle persone straniere. Abbiamo fatto alcune domande a uno dei registi, Francesco Mele.

Questo è il vostro secondo documentario sui pregiudizi degli italiani nei confronti degli “stranieri”. Perché i rom oggi, benché in molti casi di nazionalità italiana, sembrano essere “i più stranieri di tutti”?
Ci sono due aspetti che, secondo me, più di altri condizionano l’opinione degli italiani sulle persone ‘rom': la loro collocazione sociale e la collocazione geografica all’interno delle città. Entrambi i fattori contribuiscono a creare un pregiudizio profondo.
La ‘collocazione sociale’ che un italiano abbina a un rom è la più bassa possibile. Questo perché nell’immaginario comune egli appare sporco, trascurato e povero. Tralasciando il fatto che solo alcuni, pochissimi rispetto al totale, rispondono a questo stereotipo, va detto che, per le condizioni in cui li releghiamo, non c’è da stupirsi se non riescono a condurre una vita dignitosa al pari della media degli italiani.
Il secondo punto è la ‘collocazione geografica’. La soluzione di accoglienza presso i campi nomadi era stata pensata alla fine degli anni 70, come risposta temporanea a un’emergenza umanitaria. Purtroppo da allora si è fatto talmente poco che l’emergenza non è mai rientrata. Per gli italiani più giovani è automatico associare la figura del rom a quella del campo, senza sapere che si tratta di una soluzione “forzata”, imposta da noi. Queste strutture sono sempre state collocate alle periferie delle città, in posti poco visibili, e con il passare degli anni molte sono diventate vere e proprie discariche. Ma chi scarica i propri rifiuti nei campi? Chi li abita o chi li considera degli immondezzai? Secondo la maggior parte delle segnalazioni raccolte nella relazione del Senato, gli scarichi abusivi di rifiuti in aree di insediamento rom sono perlopiù opera di italiani.

L’incontro “virtuale” con chi è – o sembra – diverso, proposto dal vostro film, si trasforma poi in un incontro reale? Il pubblico come reagisce? Dopo la visione la curiosità riesce ad avere la meglio sulla diffidenza?
Crediamo che la nostra scelta di accompagnare i volti e le vite delle persone con dati che aiutano a “inquadrarli” funzioni, perché accosta immagini emotivamente forti, come quelle di un campo rom, a dati oggettivi. Il pubblico reagisce in maniera lenta dunque, perché le persone e le storie viste nel video vanno riassociate a numeri, statistiche e risultati di sondaggi che tendono a contraddire molto di ciò che si credeva fino a poco prima. Il ritorno che ne otteniamo non è dunque immediato o “risolutivo”; non so dirvi se spinga ad annullare la diffidenza, posso dire però che spesso porta a una rivalutazione del giudizio iniziale.

Dalla vostra esperienza di ricerca e documentazione, che idea vi siete fatti su come nascono e si diffondono i pregiudizi verso gli stranieri e chi sta “ai margini” della società?
Il pregiudizio nasce solitamente sul terreno fertile della crisi e si alimenta con l’ignoranza. Prendendo l’esempio dei preconcetti sui migranti, le politiche attuali tendono a dipingerli come figure negative approfittando della difficoltà innata dell’uomo ad accettare il diverso. La mancanza di incontro e dialogo poi ne favorisce la diffusione: se al posto di ottenere informazioni e racconti di prima mano riempiamo il vuoto di conoscenza con dati superficiali o falsati, allora stiamo sostenendo il pregiudizio.

Repubblica.it

 

(toni castellano)



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