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Un Paese, una Casa

04 Jul Un Paese, una Casa

tinasito«Fratelli miei! sorelle mie! Oggi mi sento ancora di più parte della vostra famiglia»!. Tina è così, un vulcano di energia con la voce da contralto, che risuona per i corridoi del Gruppo Abele dal 1996. Ieri, dopo quasi vent’anni di lavoro per la nostra associazione ha ottenuto la cittadinanza italiana: «E’ un giorno felice, che non sarebbe arrivato senza quella che considero la mia seconda famiglia. Ringrazio in particolare Luigi (Ciotti) perché è vero che l’Italia mi ha adottato, ma al Gruppo Abele ho trovato casa, con la C maiuscola».

tinagruppoTina ha raccolto come un tornado tutte le persone che si trovavano nella nostra sede e nelle comunità del Gruppo Abele e con l’aiuto di un infaticabile staff ci ha organizzato un pranzo nigeriano con contaminazioni italiane a base di cous cous, riso e torta salata!
Lo preparava da settimane, questo momento, attaccando locandine e ripassando: “Giuro di essere fedele alla Repubblica e di osservare la Costituzione e le leggi dello Stato”. Una luce negli occhi, per sentirsi infine parte, anche istituzionalmente, del Paese in cui vive dal 1992.
Un dolce con il tricolore (come la bandiera che non si è tolta di dosso per tutto il giorno) la ha accolta insieme a qualche piccolo dono che le persone che la conoscono e le vogliono bene hanno voluto consegnarle.
TINA3Oggi sul quoditiano La Stampa, il presidente della camera Laura Boldrini afferma: «Costituisce un anacronismo che una legge sulla cittadinanza non prenda atto che in Italia vivono quattro milioni di immigrati ai quali sono preclusi i diritti civili».
Il futuro è fare del nostro Paese una Casa. Per chi ci vive da tanti anni e giura con gli occhi lucidi sulla nostra Costituzione. E per le seconde generazioni, che, da ovunque arrivino i loro genitori, crescono spalla a spalla. Senza che sia importante il colore, di quella spalla.

(manuela battista)



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