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Un saluto a Giorgio Filippis

27 Oct Un saluto a Giorgio Filippis

Giorgio_1_1_Giorgio Filippis è deceduto il 22 Ottobre scorso, dopo una breve malattia, all’età di 53 anni.  Questo decesso ha concluso un’esistenza travagliata, sofferente, di grande intensità.  Originario della Calabria, cresciuto a Genova, ha vissuto le tormentate vicende che hanno segnato molti giovani della sua generazione, intensamente e fino alle estreme conseguenze.  Secondo una espressione a volte abusata in quegli anni da parte di quel mondo a cui negli ultimi due decenni egli ha appartenuto, agli inizi degli anni Novanta ha “toccato il fondo” e “riconosciuto che solo un Potere Superiore” gli avrebbe evitato la distruzione e la morte.  È stato in quel periodo che ha conosciuto e abbracciato la filosofia e la pratica dei “12 Passi”, e le Tradizioni che sostengono i gruppi che a tale filosofia fanno riferimento, fondando a Genova, primo in Italia, i Narcotici Anonimi, la comunità che raccoglie le persone dipendenti da sostanze che seguono il cammino di recupero ispirato ai “12 Passi” e alle 12 Tradizioni.   Col suo lavoro ha dato vita e per anni animato i NA genovesi e ha diffuso il messaggio di tale percorso emancipatorio, testimoniando con la propria persona e con la propria lotta la concretezza di quel messaggio.  Gli amici NA che lo hanno salutato nella commossa cerimonia funebre nella chiesa di San Benedetto hanno voluto tributargli il grazie di chi dalla sua opera si è sentito aiutato in modo decisivo nel proprio percorso.  Giorgio Filippis ha recepito il messaggio secondo cui il cammino personale di cambiamento deve ancorarsi a realizzazioni concrete.  Nel corso degli anni, con i compagni di viaggio riuniti in NA, ha dato vita a organizzazioni votate alla realizzazione di progetti.  L’Associazione Arcadia, poco meno di vent’anni fa, è stata la prima organizzazione a gestire a Genova l’unità mobile per la riduzione del danno, che ancora staziona a giorni alterni a Caricamento, e simboleggia l’avamposto dei servizi di aiuto ai tossicodipendenti in città.  Alterne vicende di vita hanno allontanato Giorgio da Genova, dove è tornato pochi anni fa, e dove, sebbene già segnato e gravato dalla malattia che l’avrebbe portato a morte, non ha mai smesso una vulcanica attività di sollecitazione e di animazione.  Via via ha collaborato con diverse organizzazioni, tra cui il Gruppo Abele, ha dato vita ad altre organizzazioni cooperative, ha promosso attività di tipo artistico e di impegno, nonostante la condizione di persona materialmente povera e priva di risorse tali da garantirgli un’esistenza tranquilla e dignitosa ne limitasse pesantemente l’autonomia operativa.  Giorgio era instancabile, inflessibile, tenace e sempre in attività su diversi fronti.  Impegnato fino al parossismo, e intollerante di ogni compromesso, non è stato mai un personaggio comodo, sempre sgradito ed emarginato da un establishment, che non ha mai adulato, ma sempre amico e fratello dei compagni di sventura.  Non era certo un santo, ma certo è stato l’espressione di quanto di significativo possa nascere da esperienze di vita apparentemente perdute.  E Genova gli deve qualcosa.

(leopoldo grosso, vicepresidente Gruppo Abele)



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