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Un volontario racconta…

02 Jan Un volontario racconta…

zorzi“Ma perché ora che sei in pensione non vieni a fare anche tu un po’ di volontariato con noi, al Gruppo Abele?”. Sono passati sei mesi da quando ho lasciato il lavoro e quasi per caso incontro un amico ed ex-collega di vecchia data che mi sorprende con questa domanda. Io volontario? Il Gruppo Abele? Disagio, malattia, sofferenza … Balbetto una qualche scusa raffazzonata, cerco di prendere tempo.
“Dai vieni – insiste lui – c’è un ambiente giovane ed entusiasta e la possibilità di fare in concreto qualcosa di utile per gli altri. Se mi dici di sì, ti combino un incontro con la responsabile del personale …”
Ecco. E’ cominciata così ed ora, trascorsi quasi quattro anni, mi sento sempre più convinto di quella scelta.
Al “Gruppo” ho ritrovato vecchi amici e ne ho conosciuto di nuovi, ho trovato nuove occasioni per rendermi utile, ho avuto la possibilità di incontrare  “gli altri”. Tutte le riserve, i timori iniziali, la paure di “non farcela” si sono dissolti nella accoglienza delle persone che lavorano qui,  regalandomi  un ritrovato senso di appartenenza.
E che diversità rispetto al mondo da cui provenivo: nessuna richiesta, poche regole dettate dal buon senso, nessuna “mission impossible” da affrontare. Solo gratitudine e simpatia per quel poco, o meno poco, che era nelle mie disponibilità.
Trascorsi alcuni mesi in cui  ho cercato di capire come potevo rendere più incisiva la mia presenza,  ho capito che il mio “mettermi a disposizione” in termini generici – come avevo dichiarato al momento del mio arrivo – poteva non essere la miglior forma di impegno.
Il mio passato da informatico della prima ora mi aveva già fatto intravvedere alcune possibilità di intervento  in un organismo di grandi dimensioni, con molteplici attività e conseguenti importanti problemi di carattere gestionale: vale a dire il mio pane quotidiano fino al giorno prima.
Il Gruppo disponeva e dispone di una infrastruttura ICT(*) di tutto rispetto, ma la cultura di base verso l’informatica meritava di essere stimolata e sviluppata sia sotto il profilo della formazione, sia sotto quello della creazione di piccole applicazioni, destinate a risolvere le secche burocratiche in cui spesso si arena il lavoro dei responsabili delle diverse attività.
La chiusura di questa testimonianza sta in un domanda che ho rivolto ultimamente a me stesso; nella logica spesso esiziale del “do ut des” che accompagna il nostro vivere quotidiano, mi son chiesto: “Chi ha più da guadagnare da questa opportunità di volontariato?”
… Indovinate come mi sono risposto!

(massimo zorzi, volontario)

(*)Information and Communications Technology, come dicono quelli che sanno d’inglese..



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