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Una firma contro il femminicidio

14 May Una firma contro il femminicidio

Ferite_a_morte_Serena_Dandi_620x400Sono già oltre 40 mila le firma raccolte sul sito Change.org, per la petizione contro le violenze non solo fisiche, ma anche psicologiche e verbali che le donne subiscono ogni giorno, spesso da parte dei loro compagni o ex compagni. Tra i tanti personaggi che hanno aderito alla raccolta c’è anche il presidente del Gruppo Abele e Libera don Luigi Ciotti, da sempre impegnato nella lotta alla violenza e alla discriminazione sociale.
L’obiettivo della petizione è di arrivare a 100 mila firme e chiedere al governo di prendere provvedimenti.
Portavoce di questa battaglia di civiltà, che riguarda tutte le donne, è l’attrice e conduttrice televisiva Serena Dandini, insieme a Maura Misiti (ricercatrice del CNR): “Saremo a Bruxelles il 26 giugno, al Parlamento Europeo” dichiara. L’intento è parlarne, diffondere e rendere concrete le misure di sicurezza per prevenire questi atti, dare un sostegno a tutte quelle donne che si sentono in pericolo: in Italia, solo nel 2012 sono state 13.137 le donne che si sono rivolte ai centri antiviolenza.
L’Europa sollecita da tempo l’Italia ad adottare le raccomandazioni in tema di violenza contro le donne riferendosi alla Convenzione di Istanbul e al Comitato Cedaw e alla Relatrice Speciale Onu.
Ma il problema è anche strutturale, perché in Italia esistono soltanto 127 centri anti violenza e in tutto 500 posti letto, a fronte di più di 30 mila donne che ne hanno fatto richiesta nell’ultimo anno.
Mancano le risorse, ma ancora di più manca un approccio rispettoso che descriva la donna nella società per quello che è, a parità dell’uomo, ovvero una risorsa.
L’educazione è fondamentale per contrastare la cultura della violenza e l’immagine che i media rimandano al pubblico di massa: “quella di contrastare la violenza è una rivoluzione culturale anche. Bisogna partire e spiegare l’importanza della formazione, dalle scuole”, così conclude Serena Dandini, per sottolineare come il problema sia innanzitutto culturale prima ancora che materia giuridica.
Qualcosa forse si sta muovendo con il nuovo governo che, nella figura del presidente della camera Laura Boldrini appoggiata dal ministro delle Pari Opportunità Josefa Idem, ha proposto la creazione di una task force contro il femmicidio, riportando in primo piano l’argomento.
Tra le proposte sul tavolo,  un coordinamento con i magistrati per la creazione di pool specializzati all’interno delle procure e di una modifica alla legge che preveda un arresto obbligatorio anche nel caso in cui non ci sia una denuncia da parte della vittima, che spesso ha paura di raccontare l’accaduto e piuttosto difende il proprio aguzzino. Intanto l’azione coordinata tra i vari ministeri dell’Interno, delle Pari Opportunità e della Giustizia, dovrà farsi concreta per proteggere effettivamente quelle donne che hanno già presentato una denuncia, per poi attuare interventi di aiuto e sostegno.

(valentina pucci)



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