About Us

Una firma per “Tre Leggi”

05 Apr Una firma per “Tre Leggi”

P3_leggirosegue in tutta Italia la raccolta firme per le proposte di legge di iniziativa popolare su carcere, droga e tortura. A Torino, durante lo sciopero regionale Cgil del 18 aprile, chi non ha potuto firmare il 9 aprile al Palagiustizia (circa 500 firme per ogni proposta di legge in quattro ore di presidio) troverà lo stand di raccolta firme.
Tre proposte di legge di iniziativa popolare che affrontano l’introduzione del reato di tortura nel nostro ordinamento, il problema del sovraffollamento carcerario (rafforzando il concetto di misura cautelare intramuraria come extrema ratio, proponendo modifiche alla ex-Cirielli sulla recidiva, imponendo l’introduzione di una sorta di “numero chiuso” sugli ingressi in carcere) e quello della depenalizzazione del consumo di sostanza stupefacenti (modifica della legge Fini-Giovanardi).

ciotti tre leggiLa proposta è partita da un gruppo di associazioni, tra cui Gruppo Abele, A Buon diritto, Antigone, Arci, Associazione Federico Aldrovandi, Associazione nazionale giuristi democratici, Cgil, Coordinamento dei Garanti dei diritti dei detenuti, Unione Camere penali italiane, che la mattina del 9 aprile hanno dato il via alla petizione davanti al tribunale di Torino e in di altre 25 città italiane, da Milano a Napoli, Roma, Palermo e Bologna.
Primo firmatario per il presidio torinese è stato don Luigi Ciotti, presidente del Gruppo Abele e di Libera. Per depositare la richiesta di referendum di iniziativa popolare sono necessarie 50 mila firme. Le leggi, per il “numero chiuso” e la depenalizzazione del consumo di sostanze stupefacenti, andrebbero a incidere su un sistema, quello carcerario italiano, giudicato fuori legge da anni. Tanto che il nostro Paese è stato già sanzionato dalla Corte Europea per i Diritti dell’uomo di Strasburgo a risarcire alcuni detenuti per le “condizioni inumane” in cui avevano dovuto scontare la pena loro comminata.
La proposta per l’introduzione del reato di tortura rempirebbe infine un vuoto normativo in cui troppi casi, in questi anni, si sono insabbiati.

Guarda l’intervista di Livio Pepino su La Stampa TV

Aderisci alla campagna



Facebook

Twitter

YouTube