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Una manovra economica “sbilanciata”

04 Jul Una manovra economica “sbilanciata”

marcon_1_Una “contromanovra” pronta a sfidare la finanza creativa e i tagli di Tremonti a suon di welfare, servizi, energie rinnovabili. Un sogno? Non per i promotori di Sbilanciamoci!, la campagna ideata da 47 organizzazioni per sensibilizzare l’opinione pubblica verso un’economia di giustizia e di un nuovo modello di sviluppo fondato sui diritti, l’ambiente, la pace. Una vera e propria finanziaria alternativa.
Noi abbiamo sentito Giulio Marcon, portavoce di Sbilanciamoci!, per farci spiegare quali sono i punti deboli dei provvedimenti economici del governo e cosa propone la contromanovra.
 
Quali punti della manovra Tremonti contestate e perché?
Contestiamo l’impianto della manovra, una manovra antipopolare perché colpisce cittadini, lavoratori e utenti dei servizi sociali, e recessiva perché al posto di alimentare la crescita del paese rischia di produrre l’esatto opposto: una depressione della domanda interna, quindi una diminuzione dei consumi e una crisi delle produzioni. Questo significa meno crescita e meno entrate fiscali.
Nello specifico non ci piace la reintroduzione del ticket in sanità; non ci piace la riduzione dei fondi agli enti locali che significherà meno servizi; non ci piace l’innalzamento dell’età pensionabile. Non ci piace poi il congelamento dei salari nella pubblica amministrazione e quindi una serie di misure specifiche che vanno ad alimentare una pericolosa situazione di conflitto sociale. Se a questo si aggiungono i provvedimenti che vanno a colpire ulteriormente scuola, università e vanno a colpire più in generale il sistema di welfare nel nostro paese si causa un effetto che potrebbe essere preoccupante.

“Sbilanciamoci!” non è soltanto una proposta di manovra finanziaria, ma punta allo sviluppo delle energie sostenibili e del risparmio energetico, sul rilancio del lavoro e delle politiche sociali. In un periodo di crisi come quello che sta vivendo il nostro Paese si possono tenere insieme i valori economici (le esigenze di bilancio) e quelli etici, sociali?
Certo. Nella nostra contromanovra ipotizziamo che si possano trovare 50 miliardi e di questi, 27  si possono ottenere dal taglio della spesa pubblica. La spesa pubblica è fatta di molte cose: si può tagliare la sanità, la scuola e il welfare ma si possono tagliare anche le spese militari, i soldi per le grandi opere, i soldi per le scuole private.
Quindi è compatibile l’idea di un diverso modello di sviluppo con il contenimento della spesa pubblica, anzi alcuni investimenti legati alle nuove produzioni che dovrebbero in qualche modo dare corpo a questa nuova ondata di sviluppo, tra cui le energie rinnovabili, producono un effetto positivo anche dal punto di vista economico perché una spesa di quel genere è capace di far diminuire le emissioni di Co2. Tra l’altro non diminuire le emissioni significherebbe affrontare una serie di spese legate all’inosservanza del protocollo di Kyoto. Diminuirle significherebbe avere macchine più efficienti e con esse produzioni migliori. Tutto questo significherebbe un enorme risparmio energetico e anche una qualità dell’aria migliore. Insomma una qualità di vita migliore e allo stesso tempo una riduzione dei costi per curare i cittadini che si ammalano a causa dell’inquinamento, pensiamo ad esempio alle tante morti causate dai tumori.

Siete giunti alla dodicesima “contromanovra”. Negli anni è capitato che la politica accogliesse e realizzasse alcune delle vostre proposte? Quali?
Almeno una cinquantina delle nostre piccole/grandi proposte legate al lavoro che abbiamo fatto sono state realizzate. Ovviamente in alcuni periodi particolari. Ad esempio ciò è accaduto quando durante il governo Prodi sono stati stanziati i fondi per la cooperazione, quando sono stati reintrodotti gli incentivi per le energie rinnovabili, o quando sono stati aumentati i fondi per il servizio civile. Alcuni di questi provvedimenti sono stati poi ritirati dai governi di centro-destra, altri no. Possiamo dire comunque che riteniamo il bilancio delle nostre campagne positivo, anche perché sono campagne culturali il cui obiettivo è quello della sensibilizzazione e divulgazione dell’idea di un modello di sviluppo diverso. Insomma puntiamo a mostrare ai cittadini che la spesa pubblica può essere indirizzata in modo differente da quello che tradizionalmente vediamo.

Dalla vostra nascita ad oggi, vedete segnali di cambiamento positivo attorno a voi?
Diciamo che la consapevolezza è aumentata. Possiamo dirlo grazie ad alcuni sintomi visibilissimi: il fatto che si debba ormai puntare su una green economy, che ci sia bisogno di un nuovo modello di sviluppo mi sembra siano ormai percezioni diffuse esattamente come diffusa è la percezione relativa ai mali della finanza internazionale, sui quali noi abbiamo insistito fin dall’inizio. La finanza internazionale che ci ha portato alla crisi che sconvolge da 3 anni e mezzo gran parte del nostro pianeta. Ci sono degli effetti concreti come quelli che descrivevo prima, ma anche caratteri più generali come l’idea di cambiare modello di sviluppo, fondato su una ideologia neo liberista che ha prodotto maggiore disuguaglianza, maggiore povertà e ingiustizia nel mondo.

(toni castellano)



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