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Una sedia per non “sedersi”

10 Dec Una sedia per non “sedersi”

sediaPoteva essere davvero un bel giorno per i diritti. Invece, in questo sessantaduesimo anniversario della Dichiarazione universale dei diritti umani, le cattive notizie hanno prevalso. Prima la smentita, da parte dell’Iran, della liberazione di Sakineh Mohammadi-Ashtiani, la donna condannata a morte per salvare la quale si sono mobilitate molte persone, associazioni e personalità politiche. Poi l’immagine della sedia vuota di Liu Xiaobo, l’attivista cinese che non ha potuto presentarsi a ritirare il premio Nobel per la pace perché recluso da 11 anni proprio a causa delle sue attività in favore delle riforme politiche e dei diritti. Infine la bocciatura, da parte del parlamento statunitense, del piano per la chiusura del carcere di Guantanamo, teatro di detenzioni illegali e torture.
Ma Iran, Cina e Stati Uniti non sono certo i soli a tradire gli articoli della Dichiarazione. Sono almeno 61, denuncia infatti Amnesty International nel suo ultimo rapporto, i Paesi che nel corso del 2009 hanno assicurato impunità ai responsabili di torture, almeno 48 quelli che hanno incarcerato prigionieri di coscienza, 56 ad avere emesso condanne a morte. Molti di più – almeno 96 – gli Stati nei quali la libertà d’espressione ha subito minacce e restrizioni. Fra questi la Russia, il cui Primo Ministro ha recentemente stigmatizzato come “anti-democratico” l’arresto in Inghilterra del fondatore di Wikileaks, Julian Assange, ma non ha mai speso parole altrettanto dure sulle violenze contro i giornalisti che nel suo Paese sono all’ordine del giorno…
Non meno gravi e diffuse, pressoché ovunque, le violazioni dei diritti economici e sociali, come il diritto alla salute, all’istruzione, al lavoro. O il semplice diritto alla sopravvivenza, che in gran parte del pianeta non è garantito.
Come innescare un cambio di rotta? Ribadendo che affermare e promuovere i diritti umani, tutti e per tutti, non può essere la missione di pochi e indifesi attivisti, né un compito solo dei governi, ma è interesse e responsabilità di ogni cittadino in quanto «fondamento della libertà, della giustizia e della pace nel mondo». Parole che, a distanza di 62 anni, dobbiamo impegnarci a tradurre finalmente in pratica.

(cecilia moltoni)



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