About Us

Underadio: voci dalla “seconda generazione”

04 Apr Underadio: voci dalla “seconda generazione”

Immagine 12“Io mi sento italiano perché sono nato qui”. “Io, invece, mi sento straniero perché i miei compagni si prendono gioco di me”. Voci di ragazzi e ragazze che viaggiano sul web grazie ad “Underadio”, iniziativa di Save The Children che coinvolge studenti italiani e di origine straniera. La partecipazione e l’integrazione delle “seconde generazioni” e non solo, raccontate da chi vive sulla propria pelle i temi dell’immigrazione e del diritto di cittadinanza, di cui dibatte l’opinione pubblica. Due ore di trasmissione al giorno, con programmi lanciati in streaming e rintracciabili via podcast. Ai microfoni ci sono speaker in erba, sempre più padroni di un mezzo che, forse mai come questa volta, è anche il messaggio. Paolo Lattanzio, coordinatore del progetto per Save The Children, ci racconta la storia, lo sviluppo e il significato di quest’avventura.

Come nasce il progetto Underadio?
L’idea, nata per volontà della coordinatrice Francesca Bilotta, era quella di sperimentare nuove forme e nuovi linguaggi per lavorare con studenti e studentesse delle scuole di Roma sui temi della partecipazione, dell’integrazione e della non discriminazione. Per farlo abbiamo pensato alla web-radio, uno strumento flessibile, dinamico, moderno e partecipativo per natura. Il nostro obiettivo integrare l’aspetto educativo, sviluppato grazie ai laboratori didattici di Save the Children che si basano sulla pedagogia dei diritti, con una sana esperienza comunicativa curata dal partner Media Aid Onlus. La scelta finale è caduta su dodici scuole, medie e superiori, di quattro municipi di Roma a rischio marginalità e disagio sociale, ma che al tempo stesso vivono la ricca spinta propulsiva che hanno tutti i territori a forte tasso di contaminazione culturale con migranti, di prima e seconda generazione.

Quali sono i temi che vengono trattati nel palinsesto? Sono i giovani coinvolti a scegliere gli argomenti da trattare?
La sfida di UndeRadio è portare i temi dell’integrazione, della partecipazione e della non discriminazione direttamente nelle scuole coinvolte, ma anche dimostrare che queste tematiche possono essere affrontate in maniera innovativa grazie all’uso dei new media e di metodologie basate sulla peer education, che rendono i ragazzi protagonisti. I nostri temi di riferimento vengono declinati dalle varie redazioni scolastiche, secondo interessi e letture proposte autonomamente dalle diverse scuole. Su questi spunti, lavoriamo poi con le redazioni per creare veri e propri format radiofonici, che si possono leggere e ascoltare su http://underadio.savethechildren.it/programmi.

Qual è quindi la funzione di chi coordina il lavoro dei ragazzi?
La funzione dei formatori “Save” è legata prevalentemente al metodo e alle tematiche sollevate, rispetto alle quali certamente forniamo spunti e stimoli, ma che spesso vengono anticipate dalla sensibilità e dagli interessi dei ragazzi e delle ragazze coinvolti, che raccolgono le nostre sfide e ci dimostrano che è possibile parlare di integrazione, interazione e non discriminazione in modo nuovo, diverso. I giovani con i quali lavoriamo ci mostrano quotidianamente che si possono affrontare certi temi tenendo conto del valore delle persone e in particolare dei minori e della loro tutela, senza dover necessariamente attendere che la cronaca nera faccia da apripista.

Perchè avete scelto la radio come mezzo di comunicazione?
La radio è uno strumento flessibile, snello, che “si sposta” facilmente anche in una grande città come Roma. Ci dà la possibilità di essere presenti in dodici scuole e in una redazione centrale, ma anche di seguire quelle iniziative che in città trattano tematiche a noi affini. La web radio parte dal basso, è uno strumento aperto a tutti, è accessibile e soprattutto permette di lavorare su diverse redazioni. La partecipazione di circa 40 studenti dei vari municipi di Roma rappresenta uno splendido laboratorio nel quale si fa effettivamente pratica di integrazione, partecipazione e non discriminazione, proprio quei temi che sono alla base del progetto UndeRadio e che Save the Children permette di praticare, prima ancora che di raccontare, agli ascoltatori.

Quali sono le storie che finora avete intercettato? Quali le difficoltà più grandi raccontate dalle voci dei ragazzi?
Le storie sono tantissime, individuali o collettive. E la storia della radio, in qualche modo le mette tutte insieme, con una redazione che conta componenti di tutto il mondo, una sigla che annuncia UndeRadio in dieci lingue diverse, una partecipazione di studenti e studentesse che attraverso lo strumento radiofonico hanno trovato il coraggio di parlare in pubblico e con gli amici di scuola dei loro disagi, delle difficoltà, dei problemi di integrazione con i compagni italiani. Piccoli passi che li stanno portando a fare grandi falcate verso l’integrazione, ma anche verso il mondo “reale” della radiofonia e dell’informazione: mi fa piacere ricordare la partecipazione dei giovani di UndeRadio al Safer Internet Day 2012, dove i nostri piccoli redattori hanno avuto la possibilità di agire sul campo, sperimentando il giornalismo collaborativo e di massa, curando la copertura radiofonica dell’evento e intervistando i relatori presenti, fino al presidente della Camera.

Qual tipo di linguaggio avete scelto per raccontare temi complessi come la partecipazione, l’interazione e i diritti delle minoranze?
Quello della strada, libero dagli orpelli e dalle strizzate d’occhio di certo giornalismo, soprattutto televisivo. Quello che ci colpisce è che gli speaker di UndeRadio hanno idee e voglia di comunicare, oltre a grandi capacità espressive. Hanno storie, emozioni, esperienze dirette di integrazione e interazione, così forti, profonde e spontanee da colpire anche gli adulti più “navigati”. Ecco, non ho ritrovato nel progetto di UndeRadio quegli studenti svogliati, incapaci e apatici che è tanto facile trovare nei racconti che vengono loro cuciti addosso. Ho ritrovato invece una voglia e una propositività fuori dal comune, diffusa e coinvolgente, che chiede solo spazi per uscire e diventare voce pubblica, portando un’incredibile ricchezza di stimoli e contenuti, davvero quanto di più lontano possa esistere dal pensiero unico.  È questa la diversità che trattiamo tutti i giorni, che ci piace, ci coinvolge, ci consente di gridare dai microfoni che i giovani, italiani o stranieri che siano, sono altro dalle etichette, dagli schemi, dai ritratti che troppo spesso e troppo superficialmente ne vengono fatti.

(federica grandis)



Facebook

Twitter

YouTube