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Veglia per le vittime del naufragio di Lampedusa

03 Oct Veglia per le vittime del naufragio di Lampedusa

lampedusa_salvataggioOggi è il giorno della corresponsabilità. Una corresponsabilità che è innanzitutto serio ascolto delle coscienze, riconoscimento delle nostre omissioni e delle nostre stanche parole. Corresponsabilità che è impegno quotidiano, personale messa in gioco: non indignazione saltuaria, non dolore a tragedia avvenuta.  Le morti di Lampedusa non possono essere considerate una fatalità, come non possono essere quelle delle oltre 19000 persone che, dal 1988 a oggi, dopo aver patito fame, guerre e violenze, hanno cercato di raggiungere un’Europa sognata come terra promessa e scoperta come fortezza, spazio chiuso e ostile. Cosa chiedevano in fondo quelle persone? Di essere viste. E di vedere nello sguardo dell’altro il riflesso della propria dignità. A ucciderle sono state allora leggi costruite per renderci ciechi e insensibili. Leggi che parlano di “flussi” invece che di persone, che alimentano paure invece di costruire speranze. Leggi che hanno favorito indirettamente i traffici, le forme di sfruttamento e di violenza. Leggi, infine, a cui non basta più rimediare con la solidarietà, col cuore generoso di chi accoglie nella quotidianità o si prodiga nei soccorsi quando avvengono tragedie come quella di Lampedusa. Oggi, come altre volte, apriamo gli occhi quanto è ormai troppo tardi, ci accorgiamo che queste persone esistono solo quando vengono deposte, avvolte in teli di plastica, sulle spiagge di un mare che un tempo si chiamava “mare nostrum”, il mare nostro. Ecco allora che corresponsabilità significa allargare quel “nostro” affinché diventi davvero di tutti. Fare in modo che in ogni ambito della vita, a partire da quello cruciale della politica, ci s’impegni per assicurare a ogni essere umano la dignità e la libertà che gli spetta in quanto essere umano. Quel naufragio è figlio del naufragio delle coscienze, e solo una coscienza risvegliata, corresponsabile, restituirà a quelle persone la dignità che gli è stata tragicamente negata. 

(don luigi ciotti)

“Proviamo un immenso dolore per queste morti innocenti. È una triste storia che continua e anche le parole sono stanche. Sono morti che devono pesare sulle coscienze di tutti. E devono farci dire basta, basta ai trafficanti di morte, basta ai venditori di illusioni, basta a chi anche su queste morti fa propaganda, basta a chi cerca scorciatoie con leggi che negano diritti, alimentano illegalità e disperazione”: è quanto afferma Luigi Ciotti, presidente nazionale di Libera, commentando la tragedia del naufragio dei migranti al largo di Lampedusa. “Chiediamo speranza e concretezza. Quella speranza che ha il volto degli esclusi – prosegue don Ciotti – il volto dei poveri, il volto di quelle persone vittime delle false promesse. Bisogna creare le condizioni affinché chi fugge dalla disperazione, dalla fame, da situazioni di miseria e povertà possa trovare accoglienza, ma anche libertà e dignità. Alla politica chiediamo un atto di coraggio: abbandonare la facile strada del consenso per imboccare quella difficile ma feconda della giustizia sociale. Una politica che sia capace di trasformare quelle paure in speranze”. “Nessuno, sull’immigrazione, ha la ricetta in tasca. Ma il forte elemento multietnico della nostra società ci impone di trovare il difficile punto di equilibrio tra accoglienza e legalità. E’ in gioco lo sviluppo sociale, economico e culturale di un Paese che è stato migrante, che ha proteso in passato le sue mani trovandone altre pronte ad afferrale. L’Italia chieda la convocazione del consiglio Europeo da tenersi in maniera sobria ed essenziale sull’isola di Lampedusa, per un coinvolgimento vero, concreto dell’Europa in un luogo di accoglienza, di solidarietà e di dialogo interculturale” conclude il presidente di Libera.

 



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