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Vescovi, rifiuto Regioni Nord danneggia Italia in Ue

08 Jun Vescovi, rifiuto Regioni Nord danneggia Italia in Ue

08.06.2015 | Ansa

Roma – “Chiudere le porte ai migranti indebolisce la credibilità dell’Italia in Europa”. E’ dura la reazione dei vescovi al ‘no’ di Lombardia, Veneto e Liguria all’accoglienza di altri migranti che vengono soccorsi nel Mediterraneo e in arrivo sulle coste italiane. “La chiusura di alcune regioni del Nord all’accoglienza di persone salvate nel Mediterraneo e approdate nei nostri porti, la maggior parte delle quali non sono clandestini – come purtroppo si sente ripetere, anche in senso dispregiativo – ma con il diritto a una forma di protezione internazionale, è un segnale non solo negativo di solidarietà di alcuni governatori di una parte del nostro Paese, ma anche una negativa indicazione di credibilità dell’Italia che si appresta, nei prossimi giorni, a convincere i Paesi europei ad un piano sull’immigrazione che prevederebbe il ricollocamento o l’insediamento di persone che sbarcano sul territorio italiano”, affermano mons. Guerino Di Tora e mons. Gian Carlo Perego, presidente e direttore generale della Fondazione Migrantes della Cei, sulla posizione assunta dai governatori Roberto Maroni, Luca Zaia e Giovanni Toti. “Se poi aggiungiamo la mancata credibilità della forma di gestione delle strutture di accoglienza dei rifugiati nel nostro Paese, alla luce della vergognosa vicenda di ‘mafia capitale’, il rischio è che l’Italia rimanga ulteriormente sola nella gestione dell’accoglienza”, proseguono i vertici di Migrantes. Secondo Di Tora (che è anche presidente della Commissione Cei per le migrazioni) e Perego, “in questo momento, forse, sarebbe preferibile da parte delle regioni sostenere i Comuni, soprattutto gli oltre 7500 che non hanno ancora dato un segno concreto di accoglienza, di sostenere una solida e diffusa struttura di accoglienza, in collaborazione con il Ministero dell’Interno e con il mondo dell’associazionismo e del volontariato anche ecclesiale, in una rete che aiuti a costruire nuove buone prassi di accoglienza e che, nello stresso tempo, contribuisca a recuperare credibilità in Europa”. Di fronte all’incessante dramma di migranti e profughi alla deriva nel Mediterraneo, ai quali dare soccorso, anche il responsabile dell’ufficio immigrazione di Caritas Italiana, Oliviero Forti, contesta il rifiuto ad accogliere. “Non è il momento per fare dell’immigrazione un tema di scontro politico – dice al Sir -. In un periodo di grande difficoltà ci attendevamo solidarietà da parte di tutte le regioni. Per noi è incomprensibile che Veneto, Lombardia e Liguria rifiutino il dovere dell’accoglienza”. E a proposito dell’annuncio di Maroni del taglio dei fondi ai sindaci lombardi che dovessero accogliere nuovi migranti commenta che “è da verificare se Maroni abbia i poteri per farlo. Romane il fatto che in questo modo non si fa altro che alzare il livello di scontro”. Severe, a tale proposito, anche le parole di don Luigi Ciotti. “Non si può ancora una volta giocare sulla pelle, sulla fatica e sulla disperazione di tante persone. Questa è una profonda ferita. Non bisogna assolutamente indietreggiare: dobbiamo trovare il modo di creare le condizioni per accogliere e dare dignità a queste persone che scappano dalla violenza e dalla fame”, dice il presidente di Libera a Radio InBlu. “Molte parole – aggiunge – sono di razzismo, offendono, tolgono dignità alle persone”. Per questa ragione don Ciotti chiama l’Italia “alla riforma delle coscienze, a un risveglio che non lasci la parola solo alle voci che dividono, umiliano e allontanano. Alziamo la nostra voce”.”Non si può ancora una volta giocare sulla pelle, sulla fatica e sulla disperazione di tante persone. Questa è una profonda ferita. Non bisogna assolutamente indietreggiare: dobbiamo trovare il modo di creare le condizioni per accogliere e dare dignità a queste persone che scappano dalla violenza e dalla fame”. Così don Luigi Ciotti, ai microfoni di InBlu, a proposito del presidente della regione Lombardia Roberto Maroni che minaccia il taglio dei trasferimenti ai Comuni che accetteranno nuovi migranti. Il presidente di Libera parla nel programma radiofonico “Ecclesia”: “Molte parole – aggiunge – sono di razzismo, offendono, tolgono dignità alle persone”. Per questa ragione don Ciotti chiama l’Italia “alla riforma delle coscienze, a un risveglio che non lasci la parola solo alle voci che dividono, umiliano e allontanano. Alziamo la nostra voce”.



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