About Us

Via Triboniano: legalità è rispettare gli impegni

08 Oct Via Triboniano: legalità è rispettare gli impegni

mapelliDura nota della Curia di Milano contro la retromarcia del Comune sull’assegnazione di case popolari ai rom. Un’iniziativa senza precedenti che segue di una decina di giorni il vertice in Prefettura fra il Ministro Maroni e il sindaco Moratti. Da allora, denuncia la Chiesa milanese, i progetti di reinserimento per le famiglie del campo di via Triboniano – il cui sgombero è previsto a metà ottobre – hanno subito un brusco stop. Sospesa l’assegnazione di 25 case popolari, il rimpatrio assistito per una ventina di famiglie, il sostegno economico per l’acquisto o l’affitto di appartamenti, le borse lavoro. Un dietrofront che seppure solo “di fatto”, cioè non ancora avallato da atti formali, tradisce le convenzioni firmate dal Comune con le associazioni. Per questo la “Casa della Carità” di don Virgilio Colmegna, impegnata da anni a garantire condizioni di vita più dignitose dentro il campo, ha già annunciato che è pronta a passare alle vie legali. Nella convinzione, come è scritto nella nota della Curia, che «promuovere la legalità, specie per le istituzioni, significa rispettare gli impegni sottoscritti».
Abbiamo posto alcune domande sulla vicenda a don Massimo Mapelli, stretto collaboratore di don Colmegna.

Don Mapelli, a cosa si deve questo cambio di rotta sul Piano nomadi per Milano?
È dal 2008 che si discute del cosiddetto “Piano Maroni” per l’area del Triboniano. Forse l’attuazione è arrivata in un momento poco favorevole per la Giunta, a campagna elettorale di fatto già aperta per le amministrative del maggio 2011. Non nascondiamo la difficoltà che esistono nell’operare con gli abitanti del campo rom del Triboniano, ma ribadiamo che non è “sfruttando” il problema per quotarlo al mercato elettorale del consenso che si troverà una soluzione. Anzi, generalmente accantonare un problema fa sì che questo peggiori. Prova ne sia il fatto che, dopo 15 anni di giunta di centro/destra, gli abitanti del quartiere sentono parlare di sgomberi e chiusure, senza che la situazione sia in realtà cambiata.

Qual è la situazione al Triboniano dopo il blocco dei progetti?  E quella della vostra associazione?
Ci troviamo ad aver autorizzato la ristrutturazione di 25 alloggi avendo la garanzia dello stanziamento di 300mila euro da parte del Ministero dell’Interno. Ristrutturazione effettuata da alcune cooperative sociali che ora aspettano la giusta retribuzione per il lavoro svolto. Quotidianamente le famiglie rom con le quali insieme al Comune di Milano avevamo iniziato i progetti bussano alla nostra porta per sapere che cosa fare, perché si avvicina la data prevista per la chiusura del campo. E noi non sappiamo dare delle risposte, né possiamo procedere senza il confronto con il Comune. Auspichiamo che una risposta non tardi ad arrivare. Ma anche oggi, dopo aver affidato ad un documento le nostre preoccupazioni, non abbiamo avuto risposte ufficiali né dal Comune, né dal Viminale.

Il vice sindaco De Corato ha affermato che «Visto il sollecito e continuo interesse alla causa dei nomadi, regolari o abusivi», si aspetterebbe che la Curia desse prova tangibile del proprio interessamento, magari ospitando le famiglie nelle sue «vaste proprietà edilizie alimentate annualmente da cospicue donazioni». Come commenterebbe queste parole?
Innanzitutto la Chiesa milanese ha già messo a disposizione spazi per l’emergenza rom, così come hanno fatto la Casa della Carità e molte parrocchie. Però non vorrei che venissero ribaltati i termini della questione, in fatto di responsabilità. Come associazione vogliamo contribuire attivamente al benessere della città e per questo lavoriamo con le persone più fragili, credendo che solo attraverso l’accoglienza si possano costruire percorsi di cittadinanza e giustizia per tutti. Noi siamo disponibili a fare la nostra parte, ma non va dimenticato che del benessere dei cittadini sono responsabili prima di tutto gli amministratori della città e, a più alti livelli, lo Stato. Non si può scaricare questo compito sulle spalle delle associazioni del Terzo Settore.



Facebook

Twitter

YouTube