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Viva l’Italia che (non) lavora

13 Jan Viva l’Italia che (non) lavora

disoccupato3 milioni e 477 mila per una percentuale del 13,4%. Nella fotografia sul lavoro scattata dall’Istat, e riferita al mese di novembre, aumentano ancora, anche se in maniera poco sensibile (+0,2%) gli Italiani disoccupati. Il dato, incontrovertibile e preoccupante, giunge a sei mesi dall’entrata in vigore del decreto Poletti. Ovvero, dello strumento normativo che, nelle intenzioni del Governo Renzi, avrebbe dovuto non solo fare da argine al dilagare della disoccupazione, ma dare la scossa definitiva alla ripresa.
Un dato in controtendenza (negativa), quello dell’Italia, specie se paragonato con i tassi degli altri Paesi della zona euro (11,5%) e con la vicina Germania, dove non solo è senza lavoro ‘appena’ il 6,5% della popolazione, ma dove le stime continuano a indurre all’ottimismo.
A incidere sulla quantità del segno meno è soprattutto la disoccupazione giovanile, spiccata ad un inquietante 43,9%. Preoccupanti restano anche le cifre sul numero degli inattivi: il 35,7% degli Italiani ha perso ogni fiducia di cambiamento, rinunciando dunque finanche a cercare un’occupazione.
Nel resto dell’Europa i tassi di disoccupazione registrati tra più alti sono quelli della Spagna, con il 23,9% e della Grecia con il 25,7% nel settembre 2014. Si rilevano, però buone probabilità in entrambi i paesi di diminuire il tasso di disoccupazione rispetto a un anno fa, presentando un minimo storico del 28% e del 25,8%.
Resta da capire, al contrario, quante e quali siano le possibilità dell’Italia di cavarsi fuori dalla crisi. Secondo il ministro Poletti, i segnali sono se non positivi, per lo meno confortanti. Ma a lanciare l’allarme è il Nomisma, per bocca dell’economista Sergio De Nardis che, interpellato dal quotidiano Avvenire, ha incluso l’Italia nei Paesi in fase di stagnazione, preannunciando un 2015 senza sussulti.

(deborah ferrara)



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