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Welfare: don Ciotti, urge una rivoluzione culturale nel Paese

01 Dec Welfare: don Ciotti, urge una rivoluzione culturale nel Paese

01.12.2016 | Ansa

Bari – “Urge una rivoluzione culturale nel Paese, etica e sociale, che la classe politica attuale, non solo la nostra ma penso all’Europa, non sembra in grado di realizzare ma nemmeno di pensare in questo momento”. Lo ha detto don Luigi Ciotti parlando con i giornalisti, oggi a Bari, a margine del convegno Nei cantieri della città del noi. Per don Ciotti oggi c’è il “divorzio della politica dall’etica”, ma “la politica è etica” perché “nasce per governare le città, garantire la pacifica convivenza e la giustizia sociale”. Don Ciotti ha sottolineato come in Italia “spendiamo 64 milioni al giorno per gli armamenti ma non ci sono soldi per le politiche sociali: il 37% degli italiani prendono meno farmaci perché non possono pagare i ticket, sull’Aids si è smesso di investire in prevenzione e nell’informazione e siamo tornati ai primi posti sia per i contagi tra i giovani sia per la mortalità”. “L’inclusione sociale – ha rilevato – sta alla base della democrazia: solo se si ha accesso alle risorse garantite dai diritti sociali si può avere la capacità di sviluppare le proprie potenzialità”. “I diritti sociali – ha aggiunto – abilitano a esercitare gli altri diritti, non bastano quelli civili e politici. Ma l’Italia ha sei milioni di analfabeti di ritorno, quattro milioni e 600mila persone in povertà assoluta, un milione e 100mila bambini in povertà assoluta, quasi nove milioni di persone in povertà relativa”. “E nonostante notevoli miglioramenti – ha concluso – abbiamo la percentuale più alta di dispersione scolastica, e rispetto ad altri paesi i nostri investimenti per la cultura sono inferiori”.

“La citta’ e’ un organismo vivente in cui la cittadinanza e’ il cuore e l’amministrazione la mente. E ogni persona deve contribuire al bene comune che e’ premessa del bene individuale. Ma oggi la parola ‘Noi’ ci e’ stata rubata, ed e’ diventata un contenitore in cui si sono infilati troppi abusivi e incantatori: c’e’ chi usa il ‘Noi’ come un trampolino di ambizioni personali e obiettivi che non c’entrano nulla con il bene comune. E’ diventato uno slogan ma le parole devono essere uno strumento di verita’, non un mezzo per manipolarla”. Lo ha detto don Luigi Ciotti parlando con i giornalisti, oggi a Bari, a margine del convegno ‘Nei cantieri della citta’ del noi’. Per don Ciotti la “poverta’ piu’ grave nelle citta’ e’ quella relazionale: la solitudine che aumenta, che isola e provoca paura. La poverta’ relazionale e’ oggi il grande nodo, soprattutto tra i giovani”. E anche il ruolo dell’operatore sociale, ha rilevato, oggi e’ “sospeso” in un presente “in cui lo stato sociale non c’e’ piu’, e il futuro in cui occorre immaginare nuove strade per garantire i diritti e la dignita’ delle persone”. Perche’ “non bastano le leggi ad affermare i diritti ma abbiamo tutti questa responsabilita’ – ha concluso don Ciotti – e una societa’ che non tutela i diritti o si limita ad enunciarli, ha abdicato prima che ai suoi doveri politici alla sua responsabilita’ educativa”



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