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World Drug Day, cosa sta cambiando?

26 Jun World Drug Day, cosa sta cambiando?

perducaIl 26 giugno si celebra la Giornata internazionale contro il consumo e il traffico illecito di droga. Fu indetta dall’Assemblea Generale nel 1987 per ricordare l’obiettivo comune a tutti gli stati membri di creare una comunità internazionale libera dalla droga“… Buona parte degli articoli scritti per il 26 giugno cominciano così, con la descrizione didascalica della Giornata mondiale per la lotta alla droga. In generale, nel leggerli, si ha spesso l’impressione scoraggiante che, dal 1987, quasi nulla sia cambiato, al netto dei proclami ideologici di istituzioni scarsamente percepibili dalla gente comune. Quella che, il 26 giugno e non solo, vede traffici sotto i propri balconi, negli androni o in casa propria e che vive impotente (e indifesa) questa situazione. Per il 2015, se qualcosa sta cambiando, lo abbiamo chiesto a Marco Perduca, ex Senatore, rappresentante all’Onu del Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito, ex segretario della Lega Internazionale
Antiproibizionista.

Tra poco verrà pubblicato il sesto Libro Bianco sul carcere (Libro Bianco sugli effetti sul sistema penale, sul carcere e sui servizi della legge sulle droghe). Il primo dopo l’annullamento della legge Fini-Giovanardi. Quali evidenze emergono?
Una, immediata: l’alleggerimento sull’intero sistema penale. Già sapevamo che quasi il 35% dei detenuti in Italia era stato arrestato per crimini inclusi nella legge Fini-Giovanardi: per reati relativi alla droga. La dichiarazione della Consulta di incostituzionalità della legge ha fatto uscire dal carcere nel giro di poche settimane quasi 6.000 persone. Un terzo dei detenuti per droga. Un altro terzo potrebbe uscire, se e quando verranno ricalcolate le pene sulla base della nuova normativa da applicarsi a reati commessi prima dell’entrata in vigore della Fini-Giovanardi. C’è poi la parte importante di chi non entra più. Perché una tipicità del sistema italiano era proprio questa: si entrava nel sistema penale, per magari uscirne dopo 48 o 72 ore. Aggravando notevolmente l’amministrazione penitenziaria.

Dopo l’annullamento della Fini-Giovanardi anche in Italia ci sono le prime aperture sul discorso della legalizzazione delle droghe leggere. Sono solo gli effetti della crisi (quindi una ricerca di risorse alternative) o il senso comune fa passi avanti?
Io credo che il senso comune abbia dato prova di sé all’inizio degli anni ’90, quando il 54% degli elettori che partecipò al referendum per la depenalizzazione totale dell’uso personale di tutte le droghe proibite votò “Sì”. Gli italiani sono da tempo consapevoli che non si aiuta chi ha un problema con le sostanze mandandolo in carcere. Consapevolezza comprovata dal fatto che nell’ultimo quarto di secolo, dall’adozione della Iervolino-Vassalli in poi, ossia da quando le leggi non sono solo più state proibizioniste ma anche punizioniste, non si è visto diminuire la presenza di sostanze. Anzi, ogni anno se ne registrano di nuove. L’anno scorso almeno un centinaio di nuove droghe, quasi tutte chimiche, sono state classificate. Tornando alla domanda, direi che è una via di mezzo. Con un’aggiunta di un minimo di onestà intellettuale, verificabile in episodi come quello dell’ultimo rapporto della Direzione Nazionale Antimafia, che auspica che il legislatore affronti il problema della spesa e dell’uso di risorse umane e finanziarie per il contrasto dello spaccio delle droghe leggere, che non dà frutti e anzi toglie risorse alla caccia alle droghe pesanti che sono più pericolose e che rimangono uno dei tre pilastri della criminalità organizzata, in particolare di quella che risiede in Calabria che pare addirittura detenga un monopolio euro-mediterraneo di distribuzione di cocaina.

Insomma, l’annullamento della Fini-Giovanardi apre scenari totalmente nuovi in Italia…
Il Governo, nella figura del Dipartimento delle politiche antidroga, entro
la fine di giugno dovrebbe presentare la sua relazione annuale al Parlamento. Ora, noi sappiamo, perché l’abbiamo monitorata per anni, che in passato era una relazione in cui i numeri venivano prodotti per dare ragione alle politiche. Non essendoci più nessuno al Dipartimento a cui dare ragione a prescindere, c’è da sperare che i numeri di quest’anno ci riportino la realtà del fenomeno droghe in Italia. E che, sulla base di questa nuova affidabilità, con la scientificità dei dati, si possa aiutare il governo in termini di politiche ma anche il Parlamento in termini di leggi, visto che sappiamo che esiste un intergruppo di 120, tra deputati e senatori, che proprio il 26 giugno presenterà una bozza di disegno di legge che, da quanto si dice, va nella direzione del Colorado, ossia la regolamentazione della produzione, consumo e commercio di tutti i derivati della cannabis.

Nel 2014 gli stessi Usa hanno annunciato che la politica della Tolleranza zero aveva arricchito i narcotrafficanti, portato in galera un buon numero di vittime del sistema e aumentato il numero delle morti. Un fallimento. Da lì sono partite iniziative nazionali di apertura verso la legalizzazione. Come interpreta la posizione dell’UNODC (Ufficio delle Nazioni Unite per il controllo di droga e criminalità) verso queste aperture?
L’ufficio UNODC di Vienna, negli ultimi due o tre anni, ha iniziato a spostare l’attenzione, dall’abituale promozione di politiche dedicate alla cancellazione delle droghe dalla faccia della terra – tipiche degli anni ’90 – a posizioni che riconoscono la necessità di tutelare i consumatori, di rispetto dei diritti umani di chi consuma e di chi produce, di offerta di possibili alternative alla coltivazione di sostanze illegali con sostanze legali, di annullamento della pena di morte per reati connessi allo spaccio di stupefacenti e, per quanto possibile, di promozione delle migliori best practices di cura di chi ha un rapporto problematico con le sostanze. Tutto ciò sotto fortissima pressione dei Paesi latino-americani, che hanno un problema di produzione, ma anche prendendo atto del cambiamento sostanziale nell’atteggiamento degli Stati Uniti. Un cambiamento recentissimo, ma che credo vada nella direzione auspicata da un numero crescente di Paesi, sia in Latinoamerica, dove vivono una guerra tra bande di chi esporta verso il Nord, ma anche da parte dell’Europa, visto che le politiche degli stati dell’Unione propongono il carcere solo come l’ultima ratio, e la riduzione del danno fa parte delle politiche socio-sanitarie della maggior parte degli stati membri.

Nel 2016 si terrà la Sessione straordinaria dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite (UNGASS). Spesso l’Assemblea si è chiusa con prese di posizione teoriche difficili da concretizzare. Visto il diffuso e recentissimo malcontento nella gestione del controllo internazionale della droga, UNGASS 2016 è davvero un’opportunità?
Devo dire che da un anno e mezzo c’è stato un cambiamento nei rapporti tra Onu e società civile, che all’Onu chiamano Organizzazioni non governative, sia che siano affiliate all’Onu, o che non lo siano, e abbiano qualcosa da dire sui diritti dei malati, la riduzione del danno, l’Aids o lo sviluppo alternativo. C’è maggiore attenzione. Se poi questa attenzione a ciò che dicono le Ong si tradurrà in una relazione, interrelazione, interscambio o sinergia, lo scopriremo solo nei
prossimi mesi quando partirà il processo preparatorio. Per qual che riguarda le risoluzioni adottate al termine di assemblee come questa, è importante tenere presente che devono fare economia della ricerca del consenso. Ricerca del consenso dell’unanimità, che porta ad annacquare solitamente le parti più innovatrici, progressiste o critiche. Anche in questo caso, immagino, si sceglierà il consenso ma ugualmente, sono convinto, si getteranno le basi per riconoscere nuovi indicatori che dimostrino il progresso delle attuali politiche di controllo del modello mondiale. Si creerà una matrice all’interno della quale verranno analizzati i costi e i benefici nei prossimi tre anni: dati alla mano, evidenze alla mano, numeri alla mano, costi alla mano (anche in termini di vite), non potranno che riorganizzare il dibattito sulla realtà. E la realtà batte qualsiasi dogma, perché dice che dopo più di mezzo secolo di promozione e addirittura inasprimento, di politiche proibizioniste non si è ridotta la produzione, il consumo e il commercio di niente. Bisognerà trovare una soluzione realmente alternativa. Vedremo cosa succederà. È sempre bene tenere alta l’attenzione.

(toni castellano)



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