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Povertà e inclusione sociale

In un mondo diseguale, dove va distanziandosi sempre più nettamente la forbice di ricchezza e benessere tra le classi sociali, dove l’accoglienza non sempre è stata capace di tradursi in processi d’integrazione, dove risorgono vecchie discriminazioni che provocano però nuove emarginazioni, ripartire dall’analisi dei contesti urbani, sociali, culturali è la prima azione che un’associazione radicata nei quartieri come il Gruppo Abele è chiamata a fare. Ragionare dei mutamenti urbani per rispondervi in positivo, innescando cambiamenti sociali. Perché le società in movimento chiedono al privato sociale adeguamenti rapidi degli strumenti.

Il Gruppo Abele, nato sulla strada e sulla strada cresciuto in cinque decenni, oggi deve confermare la sua appartenenza alla strada, ma senza perdere di vista tutto questo. Infatti, essere sulla strada oggi vuol dire entrare in contatto con le contraddizioni vive del nostro tempo e con le conseguenze che queste riversano addosso alle persone: il tracollo del mercato del lavoro che impoverisce individui e famiglie; le disuguaglianze che sottraggono risorse e opportunità, soprattutto alle persone più vulnerabili e alle donne; una migrazione bersagliata da una nuova grave ondata di razzismo; i contesti di deprivazione e marginalità sociale in cui bambini e giovani si trovano a crescere. Occuparsi di povertà significa non limitarsi a constatare l’esistenza delle crisi, ma mettere in campo forze ed energie per farne occasione di inclusione sociale e quindi significa stare non accanto, ma con quanti queste disuguaglianze le subiscono, pensando non semplicemente per loro, ma soprattutto con loro (ovvero con i giovani, con le donne senza fissa dimora, con le famiglie in crisi) processi di libertà reali che si traducano in percorsi di riscatto sociale.

Povertà e inclusione sociale:

tel: (+39) 011  – mail:

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