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Dl sicurezza: don Ciotti, c’è emorragia di umanità nel Paese

23 Nov Dl sicurezza: don Ciotti, c’è emorragia di umanità nel Paese

23.11.2018 | Ansa

“C’è un’emorragia di umanità nel nostro Paese ma c’è anche una emorragia di memoria. Ci siamo dimenticati della nostra storia di migranti, le nostre fatiche, le nostre paure, le umiliazioni subite dai nostri nonni e dai nostri padri in giro per il mondo”. Questo il giudizio di don Luigi Ciotti, fondatore di Libera e del Gruppo Abele, sul recente decreto sicurezza del governo Conte. Lo ha sottolineato a margine di un incontro con gli studenti dell’Università di Parma, ateneo che oggi gli consegnerà la laurea honoris causa in psicologia dell’intervento clinico e sociale. “Il decreto – ha poi aggiunto intervistato da 12 Tv Parma – ha degli aspetti, va riconosciuto, che sono positivi perchè un po’ di ordine in più è necessario, ma ci sono delle scorciatoie che mettono al muro la storia di tante persone. Ci si dimentica che le migrazioni sono deportazioni indotte di persone che fuggono dalla guerra, dalla fame, da dittature. Noi non dobbiamo dimenticarci che lì abbiamo vissuto con le nostre colonie ed ora c’è un colonialismo economico con le nostre multinazionali che sfruttano quegli stessi territori da cui i migranti fuggono”.

 

23.11.2018 | Askanews
Don Ciotti: la società fa terra bruciata attorno ai giovani 

“Di tanti modi per definire i giovani credo che quella più adatta è: i giovani senza lavoro e giovani senza futuro. Oltre cinquant’anni a contatto coi giovani mi fanno dire, con convinzione, che quando i giovani trovano stimoli, punti di riferimento e opportunità, rispondono alla grande, con passione, entusiasmo, responsabilità. La verità che gli è stata fatta terra bruciata attorno, scandalo enorme di una società tanto avvinghiata ai suoi privilegi da sbarrare la strada al proprio futuro”. Don Luigi Ciotti, fondatore del Gruppo Abele e dell’associazione Libera, lo scrive nel suo contributo mensile per l’istituto Don Orione. “L’Italia – scrive don Ciotti – ha la percentuale più alta in tutta Europa dei giovani tra i 18 e 24 anni che non studiano né hanno un lavoro (i cosiddetti Neet): 25,7% contro una media europea del 14,3%. Meglio di noi stanno anche Cipro, Grecia, Croazia. Non di un patto tra generazioni abbiamo bisogno ma di un’assunzione di responsabilità da parte degli adulti. Nel mondo adulto si è diffusa, salvo eccezioni, una malattia grave: quella del potere. Con tutti i suoi effetti collaterali: egoismo, cinismo, ristrettezza di vedute. “Nel confronto con i giovani – prosegue don Ciotti – il grande pericolo è la neutralità. Questo è ancora una volta un problema soprattutto di un mondo adulto indurito, indifferente, conservatore. Neutralità significa non esporsi, seguire la corrente… Vuol dire essere conformi, cioè peccare di conformismo, non pensare e agire con la propria testa e la propria coscienza. E’ un rischio che corrono certo anche i giovani, assediati come sono da un sistema che non li vuole cittadini ma consumatori, così come è un rischio quello della digitalizzazione dell’esistenza, modalità tecnologica di comunicazione che confonde i contatti con le relazioni. Si tratta però di rischi circoscritti perché un giovane è naturalmente portatore di domande e inquietudini alla luce delle quali divampa il fuoco della coscienza critica: a un giovane non basta sapere che le cose esistono, vuole anche sapere perché esistono. E’ così e così sempre sarà perché la gioventù è un’età aperta e ricettiva, un’età inquieta e protesa alla vita!”. “L’antidoto che vorrei suggerire ai giovani – conclude don Ciotti – è diventare liberi utilizzando la propria libertà per liberare chi libero non è. E’ questo l’impegno, anzi il compito, che ci affida la vita ed è in questa costruzione di libertà che la vita si riempie di vita. Richiamandoci a uscire dall’io, Papa Francesco va dritto al punto: finché viviamo solo per noi stessi saremo frustrati e infelici, per quanti poteri e ricchezze possediamo. La chiave della vita piena e significativa è abbandonarsi alla relazione, alla cura degli altri, del pianeta e dunque di sé. Noi siamo solo un pezzetto di una realtà che ci comprende, solo un piccolo snodo di un’infinita rete di relazioni. Siamo un veicolo di vita dentro la vita. Questo un giovane se non lo sa certamente lo sente. Ed è nostro compito alimentare e incoraggiare questo sentimento portatore di futuro e di speranza. Diamo ai giovani ciò che gli spetta e saranno loro, gli esclusi di oggi, a indicarci e costruire la strada del domani”.



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