Per stare accanto ai papà accolti nella Comunità papà-bambino del Gruppo Abele.
Uomini rimasti soli con figli ancora piccoli, gravati da fragilità economiche e sociali
che li aiutiamo ad affrontare, passo passo, per costruire una vita nuova insieme ai loro bambini.

Il 19 marzo non è una festa rossa sul calendario, ma è una di quelle giornate che sono nate con il tempo: un po’ per riconoscimento e molto per convenzione. E allora vogliamo usarla come un’occasione per regalare la leggerezza di un pensiero. I nostri auguri sono forse diversi, meno accomodanti, e suonano tipo così:

Auguri ai papà che hanno voluto diventarlo per imparare ad andare oltre se stessi. E auguri ai papà che quel ruolo non l’hanno cercato, ma ci hanno trovato ricchezza e pienezza di vita.

Auguri ai papà che fanno ritardo nell’andare a prendere i figli a scuola, a quelli che sono sempre al cellulare e non sanno con quale mano portare le buste della spesa e a quelli che cantano in auto a squarciagola per strappare un sorriso sdentato.

Auguri ai papà che ancora studiano, a quelli che non trovano lavoro e a quelli che di lavori ne fanno due perché le bollette già prima erano sempre troppo alte.
Auguri ai papà soli ma che, spesso, sono quelli che non ce la fanno da soli, che hanno il coraggio di tendere la mano non solo per aiutare ma per essere sostenuti a loro volta.
Auguri ai papà che realizzano i propri sogni, e a quelli che i sogni li hanno visti sgretolarsi di colpo nell’impatto con le asperità della vita, ma non smettono di lottare, insieme ad altri papà, alle mamme o da soli, per aiutare i propri figli ad affrontare quelle stesse asperità col sorriso, proteggendoli o accompagnandoli.