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Garantiamo la libertà di voto del popolo iracheno

08 Ott Garantiamo la libertà di voto del popolo iracheno

Don Luigi Ciotti ha firmato, a nome di Gruppo Abele e Libera, questa petizione di Iraqi Civil Society Solidarity Initiative e Un Ponte Per rivolta al Governo Italiano, ai Governi Europei e alla Commissione Europea affinché vengano realmente garantite le condizioni migliori per permettere alla società irachena di esprimere il proprio libero voto nelle elezioni del 10 ottobre.

Le elezioni anticipate in Iraq previste per il prossimo 10 ottobre sono state ottenute su richiesta del movimento di protesta che, dal 2019, sta portando decine di migliaia di giovani iracheni/e a mobilitarsi in tutto il paese per reclamare un futuro democratico, la fine delle divisioni settarie, delle violenze e della corruzione. Ma sebbene la richiesta di indire elezioni anticipate sia stata accolta dall’attuale governo, attivisti/e e membri della società civile denunciano la mancanza di condizioni tali da garantire che esse si svolgano in modo trasparente, assicurando la libera partecipazione di tutti i cittadini e le cittadine irachene.

Il governo iracheno non appare infatti in grado di garantire che il percorso elettorale si svolga senza violenza politica, la stessa a cui i e le manifestanti iracheni/e hanno dovuto far fronte dall’inizio delle proteste: agguati, uccisioni, rapimenti e intimidazioni commesse spesso da uomini armati non identificati, ai danni di attivisti e attiviste, giornalisti e manifestanti, hanno causato oltre 700 vittime nell’arco di due anni.
Oltre 30 gruppi politici sono emersi dalle proteste e si sono registrati presso le autorità per portare i propri candidati al parlamento iracheno. Tuttavia, essi non solo si sono scontrati con una legge elettorale che favorisce le dinamiche tribali instaurate a livello locale, ostacolando l’affermarsi di realtà politiche di unità nazionale, ma hanno da subito dovuto far fronte alla violenza sistemica e diretta volta a impedire la loro candidatura. Tutti questi partiti, per questo motivo oggi riuniti in una coalizione unitaria di opposizione e boicottaggio delle elezioni, hanno infatti visto i propri leader e candidati dover fuggire dalla capitale e spostarsi in aree più sicure del paese o all’estero, per scampare alla violenza e alle minacce subite dalle milizie armate impedendo la loro reale partecipazione.

L’obiettivo delle proteste nel reclamare le elezioni era chiedere spazio per l’emergere di un’alternativa al governo dell’Iraq, libera da pressioni settarie e interessi particolaristici, e priva di legami con i gruppi armati: le condizioni in cui sta avendo luogo la preparazione al giorno elettorale non sono invece in grado di garantire la libertà di espressione e associazione politica necessaria affinché tale richiesta trovi reale risposta. La nostra preoccupazione è alta perché, dopo decenni di sofferenze, crediamo che la generazione delle proteste possa essere quella in grado di promuovere un paese dove siano garantiti i diritti di tutti e tutte, senza discriminazioni etniche o religiose, senza truppe straniere o milizie armate. Crediamo che i giovani e le giovani irachene stiano dando voce a un bisogno improrogabile di cambiamento, ma che questo possa essere ottenuto soltanto a patto che sia garantito lo svolgimento pacifico della vita politica, che sia garantita la libertà di manifestare liberamente e pacificamente, che ci sia un’assunzione di responsabilità da parte delle autorità di fare chiarezza e assicurare che sia fatta giustizia per i casi di violazioni dei diritti umani di attivisti, manifestanti e difensori dei diritti umani.

Finché attivisti/e, manifestanti, giornalisti/e, difensori e difensore dei diritti umani saranno ostacolati/e nel proprio diritto a manifestare, esprimersi e creare le proprie alternative politiche liberamente e pacificamente, dovendo invece rischiare di essere uccisi, torturati o intimiditi dalle milizie armate, le elezioni non potranno tenersi in un clima libero e trasparente: anche se dovessero essere risolti tutti i problemi tecnici legati alla loro gestione, resterebbe a monte il problema della violenza del sistema politico.

Chiediamo quindi alle istituzioni italiane ed europee, di assumere la propria responsabilità in quanto parte della comunità internazionale interessata alla tutela diffusa dei diritti umani, di attivare i propri canali di pressione per il riconoscimento e l’assunzione di responsabilità sulle violenze a carico degli attivisti/e e dei/lle difensori/e dei diritti umani da parte delle autorità Irachene ricorrendo a tutti gli atti a disposizione delle istituzioni politiche, siano risoluzioni, mozioni o interrogazioni ai competenti organi. Non chiediamo di intervenire per sostenere una particolare fazione, ma per difendere e tutelare il pieno diritto di manifestazione e di azione politica dei giovani e delle giovani irachene nelle piazze, nelle loro case nelle redazioni, nel paese, perseguendo i responsabili delle uccisioni e delle violenze.

Non chiediamo inoltre sanzioni, che come sempre si ripercuoterebbero sulla popolazione, ma una ferma posizione di pressione in difesa della libertà politica, e il riconoscimento che a tali condizioni le elezioni che si svolgeranno in Iraq non potranno godere di una riconosciuta integrità finché non verrà garantita la sicurezza e la libertà di espressione e associazione alla società civile e ai gruppi politici iracheni.

Iraqi Civil Society Solidarity Initiative
https://www.iraqicivilsociety.org/
Un Ponte Per
https://www.unponteper.it/



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