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Garantire i diritti dei rifugiati a Torino

18 Ago Garantire i diritti dei rifugiati a Torino

Basta soluzioni “d’emergenza”, è tempo di offrire risposte strutturali ai bisogni dei rifugiati e richiedenti asilo presenti a Torino. È ciò che chiede il coordinamento di associazioni “Non solo asilo”, di cui fa parte anche il Gruppo Abele, in una lettera aperta alle autorità locali: Sindaco, Prefettura, Questura, rifugiati_per_sito_2Presidente della Provincia e della Regione. Pur riconoscendo gli sforzi sin qui messi in campo, le associazioni, che seguono la situazione dei rifugiati in città dal febbraio 2009, denunciano che ancora non si è imboccata la strada giusta. Finora, lamentano infatti, si è agito in un’ottica troppo assistenziale e schiacciata sul breve periodo, mentre queste persone, alle quali in forza dei trattati internazionali l’Italia riconosce precisi diritti, devono essere accompagnate in percorsi di vera integrazione e autonomia.
Fra le richieste del coordinamento, anche la creazione di uno o più centri cittadini di prima accoglienza: l’unico modo per evitare il moltiplicarsi delle occupazioni abusive di stabili abbandonati. L’ultimo caso, di pochi giorni fa, è quello dell’ex stazione dei vigili in corso Chieri, occupata da una quindicina di profughi somali sgomberati dall’ex caserma di via Asti, dove il comune li aveva accolti per qualche mese.
Soprattutto, è necessario studiare progetti di ampio respiro che, anche grazie al lavoro di rete dei vari attori del territorio, favoriscano l’inserimento lavorativo e sociale delle persone rifugiate attraverso attività di orientamento, apprendimento della lingua italiana, formazione professionale, ricerca di un alloggio.
«Signor Presidente – hanno scritto un gruppo di rifugiati in una lettera consegnata a Napolitano in occasione della sua ultima visita a Torino – abbiamo bisogno che l´Italia rispetti i trattati sul diritto d´asilo:
 – abbiamo bisogno di case, non di caserme
 – abbiamo bisogno di cibo, senza essere accusati di rubarlo
 – abbiamo bisogno di lavoro: siamo giovani e possiamo dare tanto
 – abbiamo bisogno di istruzione e di formazione
 – abbiamo bisogno di muoverci per Torino senza essere (inutilmente) multati sui mezzi pubblici.»
Non possiamo dimenticare che le persone cui viene riconosciuto lo status di rifugiato hanno alle spalle storie già cariche di sofferenza, perché fuggono da guerre, gravi ingiustizie e persecuzioni. Sta all’impegno di tutti – politica e associazioni, istituzioni e semplici cittadini – fare in modo che non debbano subirne anche qui.



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