About Us

Genitori autorevoli significa genitori rassicuranti

08 Ott Genitori autorevoli significa genitori rassicuranti

zucchiIl 13 ottobre riparte Siamo aperti il martedì, percorso promosso dal Gruppo Abele per offrire ai genitori uno spazio di incontro e confronto intorno a tematiche educative concrete. Il primo appuntamento sarà dedicato alle Adolescenze meticce, per discutere della genitorialità all’interno della società muticulturale. Parteciperanno i pedagogisti Alain Goussot e Riziero Zucchi. Abbiamo sentito proprio Zucchi, provando a ragionare con lui su cosa significhi autorevolezza e quali siano i rischi cui vanno incontro padri e madri oggi.

Partiamo da una definizione: che cosa significa adolescenza meticcia? 
L’adolescenza meticcia è una situazione educativa del nostro tempo. Il ragazzo è inserito in un ambiente completamente nuovo rispetto a quello dei propri genitori, un contesto molto più aperto a linguaggi e culture diverse, da quelli africani ai sudamericani, passando per quelli est-europei e mediorientali. E dato che ogni individuo è l’ambiente che vive, tutto ciò dà loro la possibilità di sperimentarsi, confrontarsi, arricchirsi. In una battuta: di crescere meglio. D’altronde non possiamo ignorare il fatto che, per loro, questo mondo è la normalità. È così che sono nati e così sono cresciuti. È in questo ambiente che vivono e maturano. Maturazione che, invece, non hanno gli adulti. Tutto quel che i genitori devono, allora, fare è seguire con interesse questo processo di crescita.

Si può dire che, dal punto di vista degli stimoli educativi, le nuove generazioni siano privilegiate rispetto a quelle più adulte?
“Privilegiati” è esattamente il termine che userei per definire questa loro condizione. I ragazzi di oggi sono aperti, non conoscono i nostri localismi. Non hanno ereditato i timori dei propri genitori. Sono aperti al mondo perché questo mondo è venuto loro incontro nelle classi, nelle discoteche, nei campi di calcio. E se nascono dei problemi tra di loro, spesso non sono altro che uno specchio della mentalità degli adulti.

Ragazzi pronti, genitori no. Come si coniuga tutto questo con il concetto di autorevolezza?
Si coniuga laddove è avvenuto un cambio radicale di senso del concetto di autorevolezza. Un tempo era funzionale alla riproduzione di uno specifico modello culturale, oggi esprime e richiede, viceversa, un’esigenza di apertura da parte del genitore. Il genitore autorevole non è quello che controlla, ma quello che rassicura, che si pone in una condizione di apertura nei confronti dei vissuti del proprio figlio.

Materialmente, cosa possono fare i genitori?
Mettersi in correlazione tra di loro, conoscersi, confrontandosi sui temi educativi concreti e mettendo in condivisione esperienze specifiche. È il senso dei gruppi di narrazione che, da dieci anni, portiamo avanti con il Gruppo Abele e si pongono la funzione di dar vita a una genitorialità collettiva, creando una figura di genitore nuovo, la cui autorevolezza sta nella sicurezza che deriva dal confronto e dall’apertura con altri genitori. D’altra parte, non esiste una ricetta specifica, un ‘si fa così’ e basta. Si può dire che a un’adolescenza meticcia deve corrispondere una genitorialità meticcia.

Sull’autorevolezza. Si dice spesso che, in particolare nell’ultimo decennio, si è andati incontro a una scomparsa dell’età adulta. Soprattutto con l’avvento delle nuove tecnologie, genitori e figli si somigliano sempre di più e, anzi, accade spesso che si rovescino i ruoli: i figli educano i genitori che sono ‘allievi’ dei propri figli. Quanto incide sull’autorevolezza genitoriale questa rivoluzione sociale e quanto è pericolosa?
È esattamente quello che sta succedendo. Viviamo un tempo in cui mercato e potere hanno scientificamente e contemporaneamente portato all’infantilizzazione degli adulti e all’adultizzazione dei minori. Questo a scopo di controllo: ti do delle merci, creo bisogni sempre nuovi e determino conseguentemente un nuovo assetto sociale che dà più autorevolezza a chi è capace di governarli. In questo caso, i ragazzi. Per evitare la destabilizzazione, occorre restituire ai genitori due caratteristiche e due ruoli: l’autorevolezza di educatori (perché l’educazione c’è dove ci sono educatori ed educandi); e il grado di esperienza (che viene dall’essere adulti).
In quanto al pericolo, si, è effettivo. Mi vengono in mente le parole di Franco Ferrarotti, mio grande maestro e grande educatore, quando definiva il XX secolo “il secolo senza educazione”. Una peculiarità caratterizzante anche il XXI. Ai ragazzi si danno cose invece che insegnare valori. È lo scopo della società del consumo, che ha causato un arretramento della genitorialità. Un altro rischio, e lo ha denunciato anche papa Francesco nell’Udienza generale dello scorso 20 maggio, è l’autoesiliarsi dei genitori dall’educazione. Questo succede perché a loro, sempre più frequentemente, si sostituiscono i cosiddetti esperti che pretendono di conoscere le chiavi tutto. Un genitore non deve adeguarsi ai dettami dell’esterno, ma farsi forte della propria genitorialità.

(piero ferrante)



Facebook