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I mille colori di un Noi possibile

25 Ott I mille colori di un Noi possibile

iocivado ottobre 2018Certosa 1515, Avigliana, Torino. È un autunno incerto, caldo. Sono giorni di fine ottobre, quelli che vanno dal 18 al 21, portano da un giovedì a una domenica. Siamo in ventotto, ventotto ragazzi, diversi per provenienza e di poco anche per età, che hanno deciso di intraprendere quell’avventura che si chiama #iocivado. Un campus per giovani dai 18 ai 29 anni, ideato e organizzato da altri giovani, quelli del Gruppo Abele, che si propone, attraverso il confronto e la formazione di approfondire e discutere temi dell’attualità: dall’antimafia all’immigrazione, fino alle dipendenze. Discutere con persone che quotidianamente toccano questi temi. Come Andrea Di Renzo del Progetto Vic – Sprar ad Andezeno, Barbara La Russa, responsabile dell’Area Dipendenze del Gruppo Abele e Maria Josè Fava, referente di Libera Piemonte.

Il giovedì ci serve per rompere il ghiaccio, come si prepara uno zaino e lo si mette in spalla un attimo prima di cominciare il viaggio. Ci occorre per innescare la miccia della relazione attraverso una parola, un gesto, una cena. Immersi nel silenzio pacificatore della Certosa di Avigliana, impariamo a fare l’abitudine alla relazione, superando i primi, naturali steccati della mancanza di confidenza. Ci prepariamo, in vista di un venerdì intenso, trascorso con don Luigi Ciotti che insiste, parlando con noi, sul tema della corresponsabilità, dell’impegno comune e condiviso in direzione della giustizia; che ci sprona a non star fermi, a schierarci.
Subito dopo incontriamo Barbara La Russa e Andrea Di Renzo che ci raccontano quanto questo percorso, applicato alle dipendenze e all’immigrazione, nella pratica quotidiana sia complesso per quel suo comportare l’inevitabilità di scendere in strada sporcandosi le mani. Non è semplicemente aiuto, quello di cui parlano: è costruzione di consapevolezza; a testimonianza di questo incontriamo storie vere: la delicatezza delle esperienze di vita in strada di Franco, ospite della casa-alloggio per tossicodipendenti di Andezeno; e di una famiglia di rifugiati proveniente dalla Siria e ora accolta presso il Filo d’erba di Rivalta.
Il sabato è il tempo della presa visione. Visitiamo alcune comunità del Gruppo Abele. Una maniera attiva per entrare in contatto con quel misto di sofferenza e di speranza che contamina i luoghi in cui il bene prova a costruirsi giorno per giorno, malgrado i tempi che non inducono all’ottimismo, malgrado le fatiche personali ed economiche. Ritornare in Certosa, ha significato portarsi dietro questa carica emotiva di sensazioni contrapposte e tutte identicamente potenti.
Arriviamo alla domenica con le teste pesanti e pensanti, con un carico di riflessioni notevole che è il bagaglio con cui torniamo a casa non prima di aver condiviso il pranzo a Binaria, il centro commensale del Gruppo Abele.

 

(lo staff di #iocivado)

 



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