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I tagli di aprile che mettono in ginocchio l’editoria non profit

07 Apr I tagli di aprile che mettono in ginocchio l’editoria non profit

Il terzo settore in agitazione per i blocchi alle agevolazioni sulle spedizioni postali. Anche il Gruppo Abele tra gli aderenti alla petizione del periodico “Vita” per richiedere al Governo di adottare misure che evitino il vertiginoso aumento delle tariffe.

Non fa bene alla cultura, ai piccoli editori e al mondo del non-profit il decreto interministeriale del 30 marzo 2010 (pubblicato in Gazzetta Ufficiale 31 marzo 2010, n. 75 e in vigore con effetto immediato) con il quale il Ministro dello sviluppo economico Claudio Scajola di concerto con il ministro dell’economia e delle finanze Giulio Tremonti ha soppresso con effetto immediato la proroga delle agevolazioni tariffarie per le spedizioni di prodotti editoriali, riservandosi eventualmente, con successivo decreto, di determinate «tariffe agevolate per i residui periodi dell’anno 201O, in caso di sopravvenuto accertamento di disponibilità finanziarie nell’ambito del bilancio autonomo della Presidenza del Consiglio dei Ministri». Un’ipotesi che visti i tempi di crisi sembra piuttosto remota.

Un passo indietro
Lo scorso 3 marzo, in una nota (la numero 4954) del Ministro dell’economia e delle finanze, si segnalava che le risorse disponibili, pari a 50 milioni di euro per i rimborsi a Poste italiane delle tariffe postali agevolate, non sarebbero state sufficienti a coprire gli oneri previsti per il 2010. In data 8 marzo , infatti, l’amministratore delegato di Poste italiane S.p.A. ha precisato che le compensazioni maturate da Poste italiane a fronte dell’applicazione di tariffe postali agevolate a favore dell’editoria e del terzo settore, sarebbe ammontata a circa 50 milioni di euro per il solo primo trimestre del 2010.
Con queste motivazioni, i due Ministeri hanno predisposto e ottenuto approvazione per il decreto del 30 marzo.
Quali conseguenze dopo il decreto?
Il decreto farà risparmiare allo Stato italiano 200 milioni di euro all’anno. «Un bel risparmio – sottolinea il portale Articolo21 – per il Governo un esborso gravoso e letale per i piccoli e medi editori».
Per la piccola editoria e le pubblicazioni del non profit, con il loro basso volume di spedizione (se paragonato a quello di grandi gruppi come ad esempio Mondadori) sarà impossibile contrattare migliori tariffe con Poste Italiane, peraltro operante in regime di monopolio (senza concorrenza, le tariffe non hanno necessità di scendere e la liberazione del servizio postale non è prevista prima del 2011). Perciò, conti alla mano, una rivista che oggi veniva spedita all’abbonato con una spesa di 13 centesimi per singola copia dovrà essere spedita a tariffa normale (28,30 centesimi). La cifra cresce in pratica circa il 120%, da un giorno all’altro. E se il peso della pubblicazione è maggiore, in termini di grammi, l’aumento può salire anche fino al 500%. Se non vogliono pesare sugli abbonati, gli editori dovranno trovare 15,3 centesimi in più per ogni rivista, libro, pubblicazione, spedita e lo stesso dicasi per quelle comunicazioni che le associazioni Onlus fanno arrivare ai propri soci e sostenitori per promuovere il proprio operato e raccogliere fondi per le proprie iniziative volte ad accrescere il benessere sociale e culturale, facendo lievitare indirettamente anche i costi per il fund raising.

La protesta
In mondo dell’associazionismo e dell’editoria sta raccogliendo le firme per consegnare una petizione ai ministeri di competenza e spiega così le proprie motivazioni: «L’aumento delle tariffe postali colpisce duramente la raccolta fondi di tutte le organizzazioni non profit e causa un ingente aumento dei costi con gravi ripercussioni sui fondi destinati ai progetti. Il decreto interministeriale del 30 marzo 2010 pubblicato a tempo di record sulla Gazzetta Ufficiale del 31 marzo 2010 n. 75 in base al quale vengono soppresse le tariffe agevolate postali per tutta l’editoria libraria, quotidiana e periodica, in vigore con effetto immediato da oggi, colpisce in maniera molto dura le organizzazioni del settore non profit. L’ aumento è del 500% circa per ogni singola spedizione. Pertanto, nonostante il decreto specifichi che un successivo provvedimento potrebbe stabilire ulteriori agevolazioni, ciò comporterà un periodo di vacatio tra l’entrata in vigore del primo e l’eventuale successivo che coincide con un momento dell’anno in cui in genere ogni organizzazione attua delle spedizioni ai propri donatori. Le organizzazioni, pertanto, si appellano al governo affinché vengano immediatamente adottate delle misure che evitino un vertiginoso aumento del budget delle spedizioni che, anche in ragione delle tempistiche scelte per l’entrata in vigore del provvedimento, non potrà che tradursi in un decremento dei fondi destinati ai progetti».

La proposta
Tra le voci del coro di dissenso si alza la proposta di Adiconsum, che, tramite il suo segretario generale Paolo Landi definisce «inaccettabile la risposta del Governo che ha abolito di colpo tutte le tariffe postali agevolate, operando un vero e proprio taglio indiscriminato, come lascia presumere il decreto pubblicato in Gazzetta». E che propone che siano cancellate dalle agevolazioni tutte quelle pubblicazioni di carattere commerciale, poiché «tali agevolazioni non sono altro che incentivi alla pubblicità. Vanno, invece, salvaguardate le riduzioni per tutte quelle pubblicazioni culturali e di informazione che rappresentano e promuovono un bene sociale».
(manuela battista)



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