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Il “bavaglio” preoccupa anche l’Onu

14 Lug Il “bavaglio” preoccupa anche l’Onu

onuOKUn mese fa era l’Osce (organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa) per voce della responsabile per la libertà dei media Dunja Mijatovic, a sollevare preoccupazioni sulla cosiddetta “legge bavaglio”, voluta dal Governo italiano in nome della tutela della privacy delle persone indagate. Ora anche l’Onu ha dato il proprio parere sulla legge sulle intercettazioni, in un comunicato pubblicato il 13 luglio sul sito dell’Alto Commissariato per i diritti umani: «nella sua attuale forma – si legge nel testo – il disegno di legge minaccia gravemente il diritto alla libertà di espressione». Chiunque non sia accreditato come giornalista professionista potrebbe infatti essere incarcerato fino a 4 anni per aver registrato e reso pubbliche comunicazioni o conversazioni senza il consenso delle persone coinvolte. «Una pena così severa – prosegue il comunicato – contraddice le convenzioni internazionali sui diritti civili e politici che l’Italia ha sottoscritto». A commentare in questi termini il disegno di legge è Frank La Rue, relatore speciale sulla libertà di espressione dell’organizzazione delle Nazioni Unite, che si è anche detto disponibile a consigliare al governo italiano come rendere la legge in regola con gli standard dei diritti umani internazionali e del diritto alla libertà di espressione.
Non solo: La Rue ha detto di sperare nell’autorizzazione di un viaggio in Italia, nel 2011, per avere la possibilità di analizzare lo stato della libertà di stampa nel nostro Paese.

Gli emendamenti al Senato
Sono 11 gli emendamenti al ddl sulle intercettazioni che saranno discussi e votati la prossima settimana dai Senatori. Tra le migliorie più significative spiccano le cinque proposte della presidente della commissione Giustizia Giulia Bongiorno.
In primis l’eliminazione della responsabilità giuridica per gli editori, per cui oggi il ddl prevede multe fino a 464.770 euro; poi l’eliminazione della clausola di salvaguardia dalle indagini per l’entourage più stretto dei parlamentari, che risulterebbero altrimenti schermati dalla possibilità di controlli. Sostanziale anche la proposta sul ripristino della definizione di privata dimora, al posto della più vasta categoria “luogo privato” fissata dall’attuale versione del ddl, che escluderebbe di fatto la possibilità di intercettare conversazioni in auto e uffici. Ambiti che proprio ieri, nel corso della conferenza stampa sulla maxi operazione contro la ‘ndrangheta condotta da Polizia e Carabinieri, il magistrato della Dda di Reggio Calabria Giuseppe Pignatone ha definito come sedi privilegiate di intercettazioni. La Buongiorno propone infine il ripristino della possibilità di mettere sotto controllo i telefoni degli imputati ignoti che «possano fornire elementi utili ai fini della prosecuzione delle indagini» nonché di eliminare la clausola che attualmente prevedrebbe, per chiedere e ottenere un’intercettazione, la presenza degli stessi elementi di prova e degli stessi riscontri che servono per ottenere un arresto.
Per una legge che resta comunque ostativa alla libertà di stampa e all’operato di giudici e magistratura, una serie di cambiamenti che ne renderebbero meno squilibrato il contenuto. Intanto l’opposizione ha in serbo 600 emendamenti al ddl. Mentre all’orizzonte si intravede l’ennesimo ricorso alla Fiducia.

Leggi  il testo integrale del comunicato di Frank La Rue



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