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Il volontariato e la mia esperienza grande come il mondo

09 Giu Il volontariato e la mia esperienza grande come il mondo

Anita è stata, per un anno intero, un anno non certo come gli altri ma che entrerà nei libri di Storia di tutti i Paesi del mondo, una delle volontarie residenziali notturne del Gruppo Abele. Il suo percorso di volontariato, vita di comunità a contatto diretto e continuo con donne migranti, terminerà alla fine di giugno. Le sensazioni di questa esperienza, che continuerà grazie all’impegno di altre volontarie, sono racchiuse nella testimonianza che segue. Poche righe, ma dense di senso e significato, per dare il suo arrivederci al Gruppo Abele.

 

Vivere con delle coinquiline migranti mi ha fatto toccare con mano innanzitutto come la migrazione sia in fondo un concetto relativo, perché la loro profonda identità culturale e il loro senso di appartenenza alle rosse terre africane si è solo trasportato: paradossalmente la lontananza l’ha reso più forte. È stato bello, in questi mesi di pandemia e solitudini, sentire l’odore dell’olio di palma, la cadenza del loro inglese un po’ espressionistico, le loro serie tv improbabili. È stato importante per me anche smettere di vederle come donne migranti e scoprire che questa fierezza africana sa assottigliarsi nel contatto con l’altro, trovando uno spiraglio di incontro vero che svela l’umano e decostruisce ogni appartenenza che non sia quella relazionale. Dato che spesso il modo in cui narriamo gli eventi o le storie determina il loro svolgersi, ho sempre cercato di vedere ogni ragazza in primis come una mia coinquilina, come persona che condividendo lo stesso tempo e spazio con me fosse partecipe di uno scambio. Uno scambio sempre libero, per questo a volte limitato o non reciproco, ma per quanto possibile paritario e mai assistenzialista.

In questo processo difficile ma sorprendente, ho poi scoperto molto di me. Ho avuto modo di sperimentare le mie capacità e di miei limiti sfidando i miei preconcetti e le mie abitudini: perché prima di tutto l’altro dice molto non di se stesso, ma di noi.

Alla fine di questa esperienza credo davvero che la condivisione di una parte della nostra vita e del nostro tempo, del giorno e della notte, possa permettere di sperimentare a pieno la diversità delle nostre culture per sorprendersi a capire poi di come sia invece naturale e mangiare del riso insieme guardando le montagne, ridere sempre alla solita ma mai scontata battuta, o semplicemente condividere un silenzio in cui imparare a stare bene, in equilibrio.



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