Rassegna stampaIl dramma di Maria: “A Torino per curare mia figlia, ma viviamo in un garage senza nessun documento”

A Torino l'emergenza abitativa colpisce soprattutto le famiglie di origine straniera con figli. La Stampa intervista alcune madri peruviane seguite dal Gruppo Abele e l'operatrice che cerca di aiutarle a uscire dall'invisibilità

14 dicembre | La Stampa Torino
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Maria - nome di fantasia - è una giovane madre peruviana arrivata a Torino in cerca di assistenza sanitaria per la figlia di 9 anni, con un problema di disabilità che nel loro Paese di origine non veniva adeguatamente affrontato.
Come tanti suoi connazionali, non ha trovato un contratto di affitto regolare ed è ridotta a vivere in un garage con la bambina e l'anziana madre, senza poter chiedere la residenza. Ma niente residenza significa niente legge 104, insegnante di sostegno, neuropsichiatra per la figlia. «Senza questo passaggio – spiega Claudia De Coppi, educatrice del Gruppo Abele – non si può attivare nessun servizio di cura». «È un circolo vizioso. A Torino è difficile trovare una casa in affitto, soprattutto per gli stranieri con bambini, che devono ripiegare su soluzioni precarie». I casi sono decine. 
La Stampa racconta alcune storie e dà voce al Gruppo Abele, impegnato a rivendicare i diritti di queste persone presso le istituzioni.

 

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