
Maria - nome di fantasia - è una giovane madre peruviana arrivata a Torino in cerca di assistenza sanitaria per la figlia di 9 anni, con un problema di disabilità che nel loro Paese di origine non veniva adeguatamente affrontato.
Come tanti suoi connazionali, non ha trovato un contratto di affitto regolare ed è ridotta a vivere in un garage con la bambina e l'anziana madre, senza poter chiedere la residenza. Ma niente residenza significa niente legge 104, insegnante di sostegno, neuropsichiatra per la figlia. «Senza questo passaggio – spiega Claudia De Coppi, educatrice del Gruppo Abele – non si può attivare nessun servizio di cura». «È un circolo vizioso. A Torino è difficile trovare una casa in affitto, soprattutto per gli stranieri con bambini, che devono ripiegare su soluzioni precarie». I casi sono decine.
La Stampa racconta alcune storie e dà voce al Gruppo Abele, impegnato a rivendicare i diritti di queste persone presso le istituzioni.
Sono tutti e tutte coloro che soffrono a causa di fragilità o ingiustizie. Con una donazione al Gruppo Abele, a Natale diventi famiglia per tante persone in difficoltà
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