La Stampa Torino racconta storie di forte fragilità familiare: genitori costretti a chiedere aiuto perché minacciati dai figli. Situazioni diverse, accomunate da problemi di dipendenza che rendono via via più difficili le relazioni, fino a sfociare talvolta in episodi violenti. Si parla di un disagio sommerso, più diffuso di quanto si pensi, come spiega la giornalista Elisa Sola.
Il Gruppo Abele è impegnato da anni su questi fronti, con servizi e progetti dedicati al sostegno delle persone con problemi di dipendenza e delle loro famiglie, attraverso percorsi di ascolto, accompagnamento e presa in carico.
Emblematica la storia di due genitori ottantenni, ridotti a dormire in auto dopo aver venduto tutti i beni di famiglia, inclusa l'abitazione, per soddisfare le richieste di denaro del figlio, dipendente da droghe.
"Adriana Casagrande, psicoterapeuta che segue il progetto Le Querce del gruppo Abele e che supporta i genitori vessati dai figli tossicodipendenti, ha seguito casi tragici di tutti i tipi. Ora si chiede, tutti si chiedono, come sia stato possibile che nessuno si sia accorto di lui e di lei. Due anziani. Vivevano in un quartiere densamente popolato. Sono istruiti e colti. Poi sono spariti. Lei ha smesso di curarsi. Mangiavano scatolette e panini su una macchina gelida. Tiravano giù i sedili per sopravvivere alla notte. Forse sarebbero morti di gelo.
Da sette mesi vivono protetti. All'inizio il gruppo Abele ha trovato loro un albergo. L'emergenza era totale. Non si poteva aspettare che si liberasse una casa rifugio. Ora vivono in un alloggio il cui indirizzo deve restare segreto. Entrambi rischiano che il figlio li trovi. Le regole del progetto sono le uniche possibili da seguire: nessun contatto tra genitori e figli. Il primo comandamento per sopravvivere. Non avevano nemmeno la forza di parlare, quando li hanno trovati. «Ci ha portato via ogni cosa. Si droga da quando è ragazzo».
«La cosa incredibile e significativa che è accaduta – spiega Casagrande – è che il figlio, quando i genitori sono spariti, per la prima volta nella sua vita è entrato in una comunità. Succede così. Si salvano quando non c'è più nessuno che alimenta un amore tossico».
«È un caso limite, dice Casagrande: «Dimostra il livello di deterioramento a cui si può arrivare se non ci si distacca da un figlio dipendente. Quando ami sei manipolabile. Ed è per questo che io dico sempre a tutti i genitori: l'amore non basta. L'amore può diventare malato. Serve altro oltre all'amore. L'allontanamento è una opportunità, per tutti»".
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