"È morta una giovane donna coraggiosa e sofferente.
Il coraggio e la sofferenza hanno rappresentato i due estremi dentro ai quali si è mossa l’intera vita di Denise, i due piani della bilancia che a lungo ha provato, con tutte le sue forze, a tenere in equilibrio. Oggi però qualcosa, in quel fragilissimo equilibrio, si è spezzato per sempre.
Qualcosa si è spezzato dentro la sua anima inquieta e sensibile. E qualcosa si sta spezzando anche dentro di noi, nel corpo vivo delle nostre realtà che hanno provato ad accoglierla e accompagnarla: sentiamo il dolore di una frattura che non si salderà mai del tutto."
Con queste parole Luigi Ciotti inizia il ricordo commosso di Denise Cosco, a cui è stato vicino per tanti anni dopo l'omicidio di sua madre Lea Garofalo. Un dolore dal quale Denise non si era mai ripresa fino in fondo.
Lea Garofalo è stata vittima del sistema criminale al quale aveva scelto di ribellarsi. E anche Denise, sebbene in modo diverso, ci appare oggi come una vittima di quella stessa violenza che calpesta la libertà, i diritti e la possibilità di autodeterminazione. A lungo ha provato, anche con l'aiuto delle istituzioni, di Libera e del Gruppo Abele, a ricosctruirsi un'esistenza serena, lontana dal mondo di bugie e sopraffazione dal quale sua madre aveva voluto salvarla. Ma alla fine non è stato possibile.