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La Fabbrica racconta…

Che cosa rimane oggi della gloriosa storia della Torino industriale? I centri produttivi vengono spostati all’estero, gli operai in cassa integrazione…  Qualcosa però è rimasto: le fabbriche. Una di queste è la Cimat (Costruzioni Italiane Macchine Attrezzi Torino) di corso Trapani 91. Oggi quella che un tempo era uno dei tanti satelliti dell’indotto Fiat è diventata la sede Gruppo Abele, associazione che dal 1965 è a fianco di tutti coloro che vivono un momento di fragilità. Per questo quando il Gruppo Abele è arrivato qui, nel 2000, ha rinominato questo posto La Fabbrica delle “e” per simboleggiare un luogo capace di trasformare le troppe «o» che creano meccanismi di esclusione, in «e» capaci di promuovere incontro, scambio, percorsi di impegno, solidarietà e giustizia.

Oggi, dunque corso Trapani 91 e la sua fabbrica guardano al futuro senza perdere le radici. Per questo uno dei progetti di Alternanza Scuola-Lavoro del Gruppo Abele in collaborazione con la Lua e coordinato da Marilena Capellino, ha dato vita a un laboratorio per biografi. Nell’anno scolastico 2016/2017 le studentesse del Liceo Regina Margherita di Torino hanno raccolto le storie degli ex operai della Cimat. 

 

L’obiettivo del progetto consisteva nella costruzione di consapevolezza su come maneggiare le storie altrui e come inserirle nel contesto storico a partire da alcuni cenni di metodologia autobiografica. Sono proprio le studentesse a raccontarci la loro esperienza. “Nella nostra breve pratica autobiografica ci siamo accorte dell’importanza della memoria e della relazione. Abbiamo compreso la necessità di mettere in atto, prima tra noi e poi con gli ex operai della CIMAT, una modalità di ascolto attenta e interessata“.  Il percorso è stato strutturato in tre fasi:

  1. Nella prima fase sono state messe in atto piccole esercitazioni di autobiografia, ci si è soffermate su chi raccoglie le storie di comunità, come si raccolgono e come si riscrivono dopo la raccolta orale
  2. Nella seconda abbiamo cercato di contestualizzare storicamente la CIMAT e Borgo San Paolo nella città, utilizzando le fonti che avevamo a disposizione (testimonianze e documenti)
  3. L’ultima fase è stata quella della rielaborazione e restituzione. Il materiale raccolto durante le interviste per ricostruire le storie di chi ha lavorato nella fabbrica è stato analizzato e trasformato affinché potesse essere restituito alla scuola e al territorio
Pensavo e riflettevo su ciò che mi raccontava l’intervistato e cercavo di mettere a confronto ciò di cui lui parlava con i nostri giorni. Con questa nuova e bellissima esperienza ho imparato ad ascoltare. Penso che sia bello dare importanza alla vita di persone “normali” come noi… (Sara)
Il colloquio è stata una delle esperienze di cui più mi ricorderò per il resto della mia vita. È stata una scoperta su diversi punti: su me stessa, sulle persone che mi circondano, sul lavoro di giornalista/intervistatore e sulle difficoltà dei dialoghi nella e sulla vita… (Marta)
Nelle ore di preparazione al colloquio mi ero immaginata più volte come potesse essere nella pratica, quali domande avrei fatto, come e quanto avrei parlato durante l'intervista. Ma, sopra ogni altra cosa, avevo fantasticato su che tipo di persona avrei incontrato…
(Kirian)
Un buon biografo deve...

Essere un buon ascoltatore

Avere precisione, attenzione e pazienza

Non giudicare

Provare amore per le parole

Rispettare la storia di ciascuno

Per me raccogliere storie è come...

Prendere la valigia di qualcun altro

Entrare da Feltrinelli a Porta Nuova

Guardare un fiume che scorre

Scoprire nuovi orizzonti

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