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“L’ambiente al centro”, perché la sostenibilità non è un lusso per pochi

16 Nov “L’ambiente al centro”, perché la sostenibilità non è un lusso per pochi

Il recente accordo al ribasso della Cop26 sul clima ha confermato ciò che gli attivisti ambientali ripetono da tempo: la transizione ecologica dev’essere un processo globale e trasversale. Il cambiamento in direzione della sostenibilità non può diventare un lusso del quale i Paesi e gli strati di popolazione più ricchi – quelli peraltro con l’impronta ecologica maggiore – scaricano gli effetti economici e sociali sui più poveri. Né può avvenire efficacemente senza un coinvolgimento generale, dal basso, delle popolazioni.

Nasce proprio da questo tipo di consapevolezza il progetto L’ambiente al centro della Communauté Abel, in Costa D’Avorio. Una serie di azioni volte a diminuire l’impatto ecologico delle nostre strutture nel contesto di riferimento, ma soprattutto a costruire conoscenza e buone pratiche fra la popolazione di Grand Bassam. Approfittando anche dell’attenzione che la municipalità sta dedicando da alcuni anni al tema. Il progetto si sviluppa su due filoni: quello dell’energia rinnovabile e quello del riciclo dei rifiuti, ed è sostenuto con i fondi Otto per Mille della Chiesa Valdese.

Nel quadro del corso sull’energia solare organizzato ormai da 3 anni presso il Carrefour Jeunesse – il centro educativo che la Communauté gestisce in città – si è deciso di dotare la struttura di pannelli fotovoltaici, installati nella primavera 2021 proprio dai ragazzi che avevano partecipato alla formazione. Oggi, come spiega il responsabile della Communauté Leone De Vita, le strutture sono almeno al 50% autonome per quanto riguarda il fabbisogno energetico: una forma di coerenza rispetto al messaggio che si voleva mandare attraverso il corso, e anche una bella vetrina per i vantaggi offerti dalle energie rinnovabili, il cui utilizzo in Costa D’Avorio è ancora pionieristico.

L’attenzione al ciclo dei rifiuti nasce invece dai problemi della zona adiacente al Carrefour, il quartiere precario di Oddoss, costruito di fatto sopra cumuli di spazzatura gettati a riempire le voragini causate dalla natura instabile del terreno. Per innescare nei frequentatori del centro e fra la popolazione tutta un cambiamento di approccio rispetto allo smaltimento, il Carrefour organizzerà a partire da questo mese la raccolta differenziata di plastica e vetro. Il materiale così selezionato, per ovviare agli ingenti prezzi di stoccaggio e trasporto verso gli impianti di riciclo che esistono solo nella capitale, verrà destinato per il recupero a una rete di artigiani di zona.

L’attenzione all’ambiente della Communauté ha un ulteriore filone che riguarda l’ambito agricolo. Da un anno circa, in collaborazione con il Consiglio Regionale del Sud Comoé, sui campi di pertinenza delle strutture si sperimenta la coltivazione biologica, che in Costa D’Avorio è per il momento una pratica poco diffusa. L’obiettivo è aumentare l’estensione e l’efficienza di questo tipo di coltura grazie anche alla collaborazione col centro di ricerca internazionale Cirad. Sempre in quest’ottica, il laboratorio di cioccolateria Choco+ – ormai fiore all’occhiello della produzione della Communauté e avviato anch’esso grazie al sostegno della Chiesa Valdese attraverso i fondi Otto per Mille, alla ong Ases e all’associazione Vinovo for Africa nel 2017 – ha scelto di usare le fave di cacao biologico prodotto dalla cooperativa AgriMagni.

Un’attenzione all’ambiente a 360°, insomma. Che, come dice Leone De Vita, è ormai obbligatoria per il mondo della cooperazione internazionale, chiamato ad acquisire competenze tecniche per rendere la propria presenza nei Paesi in via di sviluppo sostenibile e in grado di trainare, anche su questo fronte, un cambiamento non più rinviabile.

 

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(cecilia moltoni)
(ph. Communaté Abel)



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