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Le storie a rovescio

Siamo avviluppati dalle storie, l'identità umana è narrativa: così diceva il semiologo Paul Ricoeur. Nelle storie ci riconosciamo e nelle storie cresciamo, insieme. Al Gruppo Abele abbiamo avuto l'opportunità di ascoltare molte storie... Essere testimoni di questi racconti è per noi un grande privilegio, perché ci sembra di poter tracciare un percorso diverso rispetto a quello proposto dai media tradizionali. Un percorso che non tiene in considerazione il passaporto, la nazionalità, il permesso di soggiorno…

Un percorso che preferisce partire da ciò che ci accomuna piuttosto che da ciò che ci allontana: l’appartenza al genere umano. Si tratta di storie capaci di smontare gli stereotipi, di decostruire i luoghi comuni… insomma, storie a rovescio!
Mentre i telegiornali forniscono quotidianamente, come bollettini di guerra, i numeri sugli sbarchi dei migranti nelle nostre coste e la procura di Siracusa indaga sulle organizzazioni non governative che proprio di quei migranti vanno in soccorso, alcuni politici, intanto, soffiano sul fuoco, alimentando paura, intolleranza e razzismo. Poi però ci sono le storie, i volti, l’incontro… E’ allora che i migranti smettono di essere un fenomeno, un numero, e riacquisiscono la loro identità primaria: quella di persone.
Da anni organizziamo un corso di italiano per donne arabe che cerca di essere veramente a servizio di tutte: allestiamo uno spazio per i bimbi mentre le mamme sono a scuola, lasciamo in secondo piano la grammatica per fare spazio a ciò che è davvero necessario imparare, ovvero capire e farsi capire. Dagli insegnanti dei figli, dai figli stessi che vanno a scuola e parlano italiano, dal medico, al consultorio, alla posta, al mercato…

Imparare una lingua insieme vuol anche dire entrare un po’ nella vita dell’altro, stabilire un rapporto vero. Penso che per una donna insegnare la propria lingua ad un’altra donna che ne ha bisogno sia un gesto bello e importante. E come dirle ecco, se  vuoi ti accolgo e ti accompagno nel mio Paese, percorriamo un tratto insieme“. Dice Anna, volontaria da molti anni proprio nel corso di italiano dedicato alle donne arabe. In questi anni Anna ha ascoltato molte storie e ha deciso di restituircele.

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