About Us

Le vite delle persone: la scelta del mio impegno

23 Lug Le vite delle persone: la scelta del mio impegno

Certi posti te ne accorgi subito, appena li vedi la prima volta, che sono destinati a restarti dentro. E, un pochino, a cambiarti la vita. La prima volta che sono arrivata a villa Ulrich, per esempio, a me è successo esattamente questo. Non ricordo bene che giorno fosse. Mi ricordo, questo sì, che era d’autunno, che era di domenica, che era il 2005 e pioveva. A dirlo, quasi non ci credo che siano già passati 14 anni. Una vita, in fondo. Breve, ma comunque quanto basta per essere una vita.

Quell’anno, la mia secondogenita, Roberta, aveva raggiunto la maggiore età. Le dissi allora che adesso toccava che cominciasse a rendersi più indipendente, a conoscere il mondo e i suoi meccanismi in autonomia. E io? Io, con mio marito Oscar, mi ero decisa a mettere il mio impegno, il mio tempo, le mie forze a servizio di un’idea. Magari all’inizio per poco. I sabati, qualche domenica. Lavoravamo ancora e fare di più sarebbe stato impossibile.

L’incontro con il Gruppo Abele, era stato casuale: qualche anno prima, forse nell’estate nel 1990, me ne aveva parlato un’operatrice. E lo aveva fatto con parole così infiammate che la mia attenzione fu subito catturata. Lasciai decantarle, queste parole. Fino, appunto a quella domenica del 2004 quando arrivai a villa Ulrich, a San Mauro, alla comunità mamma/bimbo, con due sacchi pieni di indumenti da regalare. A colpirmi fu l’anima di un posto bellissimo e vivo. In questa villa, immersa nel verde, con vista su Torino, c’erano bambini che correvano e giocavano e ridevano. Furono loro i primi ad accoglierci. I loro sorrisi, le facce piene di curiosità per questi due grandi nuovi che arrivavano alla porta sono stati da subito il motore della mia scelta. E quando l’operatrice di turno mi chiese se mi interessasse fare di più per la comunità, a stento lasciai che finisse la frase.

Il mio è stato un sì convinto e netto. Dettato dall’entusiasmo forse, ma non per questo meno consapevole.

Per quasi dieci anni, fino al 2013, il mio impegno di volontaria fu riservato ai fine settimana. Piano piano sono entrata nei meccanismi delicati della comunità; altrettanto progressivamente ho conosciuto le storie della mamme. Soprattutto in questa fase di poca esperienza, tutte queste vite, con il loro carico di fatiche e delusioni, incisero il mio cuore. Mi smuovevano dentro e spesso, tornando a casa la sera, non riuscivo a superare il sovraccarico emotivo della giornata.

È stato un periodo duro, difficile, di ambientamento. Con il tempo ho imparato a restare in equilibrio. Il che non significa portare al minimo la tacca dei sentimenti. Però, nel rapportarsi con le donne e con i loro figli, ho capito quanto sia importante restare centrati, sicuri. È l’equilibrio che comunica loro tranquillità.

Nel 2013, con la pensione, la decisione di diventare una volontaria a tempo pieno è maturata di conseguenza, con naturalezza. Sono diventata per San Mauro (e anche per il Gruppo Abele) un po’ come il jolly nelle carte francesi, quelle da Scala 40: sono a disposizione per la gestione degli spazi, per ritirare i prodotti che ci dona la Coop e per una serie di mansioni delle più svariate. In ogni comunità, la mole delle cose da fare è notevole e occorre una buona dosa di buona volontà e collaborazione perché tutte possano essere svolte nel migliore dei modi.

Con gli anni che passano vedo cambiare tante cose. Villa Ulrich, rispetto al 2005, ha mutato faccia. Le strutture sono inevitabilmente soggette all’usura del tempo e ci sono cose che andrebbero sistemate. Volontari e operatori vanno e vengono, le squadre si combinano sempre in maniera diversa. Le storie di dolore aumentano con il deteriorarsi dei rapporti sociali in un mondo sempre più sfilacciato. Quelle che di riscatto reale danno invece sempre identiche sensazioni di gioia. Se mi guardo indietro mi rendo conto di averne viste tante, lassù a villa Ulrich ed è impossibile trovarne qualcuna più segnante di un’altra. Credo che le storie, queste storie di dolore, qualunque sia stata o sia la conclusione, negativa o meno, ci appartengano. Tutte. Perché ciascuna ha in sé un senso da interpretare, un appello d’ascoltare, un esempio da imitare. E noi non possiamo tirarci indietro.

 

(lia rigo, volontaria di Villa Ulrich)

 



Facebook

Twitter

YouTube