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Migranti: don Ciotti, Libera apartitica ma non apolitica

13 Lug Migranti: don Ciotti, Libera apartitica ma non apolitica

13.07.2018 | Ansa

Roma – “Ho sentito fare un’obiezione: Libera si occupa di mafie, che c’entra con i migranti? Chi la pensa così non tiene conto di un fatto fondamentale. La lotta alle mafie è, nella sua stessa sostanza, lotta per la libertà e la dignità delle persone. Lotta contro le ingiustizie e le violenze”. Lo scrive don Luigi Ciotti, fondatore di Libera, dopo la manifestazione con le magliette rosse promossa il 7 luglio scorso. “Libera – senza perdere la sua specificità, anzi arricchendola – non può fare a meno di occuparsi di migranti, come non può fare a meno di occuparsi di povertà e cosi’ di lavoro, di scuola, di sanità, cioè di quello Stato sociale ridotto a brandelli da un sistema che ormai non si fa più scrupolo di affermare che la dignità della persona è una variabile economica, non un diritto umano, sociale, civile”.

“Libera – ricorda don Ciotti – è apartitica: nessuno può affibbiarle etichette o metterci sopra le proprie insegne. Apartitica ma non apolitica, se politica significa sentirsi responsabili del bene comune, fare la propria parte per difenderlo e per promuoverlo, come ci chiede la Costituzione. E’ questo che da sempre cerchiamo di fare, nella convinzione che l’impegno sociale non sia mai neutrale, né limitato alla sola solidarietà. Accogliere è importante, anzi fondamentale, ma lo è altrettanto il denunciare le cause dell’esclusione e operare per eliminarle. Se manca questo aspetto l’impegno sociale rischia di diventare “delega alla solidarietà”, perdendo la sua visione, la sua carica propulsiva e innovativa”.

Don Ciotti ricorda che Libera “non ha mai detto “accogliamoli tutti” ed è disonesto chi ci attribuisce queste semplificazioni. Da sempre sosteniamo che l’immigrazione è un problema enorme e complesso, che richiede interventi simultanei: riscrivere la convenzione di Dublino; modifiche strutturali ad un sistema economico che innesca conflitti e produce povertà dunque migrazioni; creare le condizioni perché chi vive in Africa e in altre regioni del mondo che l’Occidente ha sfruttato e colonizzato, possa farlo in dignità; impostare politiche d’interazione che sappiano coniugare accoglienza e sicurezza”.



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