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Giornata mondiale prevenzione Aids/Hiv. Al Gruppo Abele i ragazzi ci interrogano

03 Dic Giornata mondiale prevenzione Aids/Hiv. Al Gruppo Abele i ragazzi ci interrogano

In occasione della Giornata mondiale per la prevenzione della diffusione di HIV-AIDS del 1° dicembre, venerdì 30 novembre, negli spazi della Fabbrica delle “e”, il Gruppo Abele, con la Città della Salute, ha organizzato un confronto tra gli studenti di alcuni licei torinesi che hanno seguito un percorso scolastico sul tema, e gli esperti. 
A rispondere ai quesiti dei ragazzi sono state Patrizia Ghiani, responsabile del Progetto Mamma+ e Barbara La Russa, responsabile del settore Dipendenze del Gruppo Abele; Silvia Ferrero e Federica Busso, psicologhe dell’Ospedale Amedeo di Savoia; Clara Gabiano, pediatra infettivologa, del Regina Margherita e Chiara Pasqualini, epidemiologa del Seremi. Queste ultime due, intervistate nel video sull’importanza di parlare ai ragazzi di Hiv e Aids.
Questione che, sebbene veda in calo le infezioni in Italia, viene sottovalutata nella sua pericolosità, soprattutto tra i più giovani, anche nella conoscenza generale.
Nel 2017, sono state registrate, al 31 maggio 2018, 3.443 nuove diagnosi di infezione da Hiv pari a 5.7 nuovi casi per 100.000 residenti. L’incidenza italiana è simile a quella media osservata in altre nazioni dell’Unione Europea (5.8 nuovi casi per 100.000). Le nuove diagnosi di Aids sono in lieve decremento. Il numero di decessi in persone con Aids rimane stabile (fonte Ministero della Salute).
Riferito allo stesso anno, in Piemonte sono state 255 le nuove diagnosi, dato in linea con quello del 2016. 57 le donne, di cui 21 italiane. Negli ultimi dieci anni si conferma dunque un andamento in calo (- 11 casi in media all’anno). La componente maschile rimane prevalente (78%). Mentre l’età con incidenza maggiore resta tra i 25 e i 34 anni. Nei giovani con meno di 25 anni le diagnosi sono 34 (fonte Seremi).
L’Hiv è una infezione prevenibile, e vista la riduzione delle infezioni, per la maggior parte acquisite per via sessuale, è necessario continuare ad insistere sulla sensibilizzazione. Ecco perché il Gruppo Abele ha scelto di porre particolare attenzione alla trasmissione verticale, ossia l’infezione trasmessa da madre sieropositiva a figlio durante la gravidanza, il parto o l’allattamento al seno.
Il Gruppo Abele ha incontrato l’HIV pediatrico nel 1990 con Martina, una bambina non riconosciuta alla nascita dai suoi genitori. Nel tempo, insieme ai medici e alle assistenti sociali degli Ospedali S. Anna e Regina Margherita, Il Gruppo ha rilevato la necessità di sostenere le donne sieropositive durante la gravidanza, consci che le terapie fatte correttamente abbattono il rischio di infezione. Per questo nel 2000, è nato Mamma+, un progetto di assistenza domiciliare per le donne sieropositive in gravidanza e nel primo anno di vita del bambino. Dal 2000 Mamma+ ha seguito 125 gravidanze.
In Piemonte l’ultimo caso di infezione da HIV a trasmissione verticale in bambini giunti all’osservazione entro il primo mese di vita si è verificato nel 2008, a riprova del fatto che corrette strategie preventive permettono di azzerare il rischio. Dal 1982, anno di nascita del primo bimbo con infezione da HIV giunto all’osservazione del Centro di riferimento Regionale, Piemonte e Valle d’Aosta, per l’infezione da HIV in età pediatrica, sono stati seguiti oltre 1000 nati da madre HIV+, di cui 105 infetti, mentre i restanti si sono negativizzati, sono stati cioè diagnosticati come non infetti.

 

(toni castellano)

 



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