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Riina, don Ciotti: “Non illudersi che morte attenui pericolosità cosa nostra”

17 Nov Riina, don Ciotti: “Non illudersi che morte attenui pericolosità cosa nostra”

17.11.2017 | LaPresse 

Roma – “La morte di Riina, come la morte di ogni persona, chiede rispetto. Ma questo non cancella il ricordo di una vita che, nel caso di Riina, è stata violenta, incompatibile con l’etica del Vangelo, strumento di sofferenza, di omicidi, di stragi”. Così don Luigi Ciotti, presidente nazionale di Libera, commenta la morte di Totò Riina.”Una vita che non ha mostrato segni di ravvedimento – afferma il prete antimafia – nemmeno dopo la scomunica di papa Francesco ai mafiosi in quanto adoratori del male e nemmeno dopo il suo pressante invito affinché si convertano e aprano il cuore a Dio. Non solo Riina non si è pentito del male commesso, ma lo ha rivendicato, quindi non lo ha riconosciuto come tale. Mi auguro – nel pensiero caro che rivolgo alle persone uccise e ai loro famigliari, vittime di tanto odio – che almeno nel momento della morte abbia avuto il coraggio di guardare nel profondo di sé e di aprirsi così alla misericordia di Dio”.”Quanto al futuro di cosa nostra, non bisogna illudersi che la morte del capo attenui la forza e la pericolosità di una mafia che ha dimostrato capacità di adattamento e rinnovamento, e che da tempo adotta lo strumento della corruzione e delle complicità politico-economiche per rubare la dignità e la speranza delle persone oneste”.

 

 



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