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Truppe turche in Siria: l’appello alle istituzioni nazionali ed europee

11 Ott Truppe turche in Siria: l’appello alle istituzioni nazionali ed europee

Il Gruppo Abele ha sottoscritto l’appello lanciato da Arci, Anpi, Cgil e Legambiente e lanciato al Presidente del Consiglio dei Ministri, Giuseppe Conte; al Ministro degli Affari Esteri, Luigi Di Maio; alla Presidente del Senato della Repubblica, Maria Elisabetta Alberti Casellati; al Presidente della Camera dei Deputati, Roberto Fico; alla Presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen; all’Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Josep Borrell e al Presidente del Parlamento Europeo, David Sassoli per chiedere al nostro Governo, al Parlamento e alle istituzioni europee di prendere posizione e intervenire a favore del popolo curdo. 

 

Viviamo con angoscia queste ore nelle quali si sta minacciosamente aggravando la situazione al confine tra Turchia e Siria, una regione già funestata da una guerra cruenta di molti anni che ha prodotto innumerevoli vittime, soprattutto tra i civili.

A seguito delle improvvide dichiarazioni del Presidente degli Stati Uniti Donald Trump – che annunciavano il ritiro delle truppe americane dai quei territori, anche se oggi smentite – il Presidente della Turchia Recep Tayyip Erdoğan ha dato avvio ai bombardamenti e all’avanzata dell’esercito nelle zone storicamente abitate dalle popolazioni curde, con le quali lo Stato Turco ha ormai da diversi decenni un rapporto più che conflittuale.

L’esercito formato interamente da donne e uomini di etnia curda è stato negli ultimi anni alleato delle forze occidentali e protagonista nel respingimento dell’avanzata dell’Isis, per la cui causa ha pagato un ingente prezzo di sangue.

La convivenza tra la popolazione turca e curda in queste regioni è stata storicamente possibile e potrà esserlo ancora solo se lo Stato Turco accetti di sedersi a un tavolo di trattative con i rappresentanti curdi, con pari dignità, per trovare un accordo sul riconoscimento e indipendenza dei loro territori.

La comunità internazionale, l’Europa, l’Italia, hanno ancora fresco un debito di riconoscenza nei confronti delle donne e degli uomini curdi che si sono battuti fino alla morte per fermare il comune nemico Daesh e salvaguardare la sicurezza e serenità dell’Europa e del nostro Paese, di noi tutti.

Chiediamo che si avvii immediatamente una forte e decisa azione diplomatica perché:

  • cessino immediatamente le ostilità e si fermino le manovre di invasione del territorio siriano abitato storicamente dalla popolazione curda;
  • si dia mandato senza esitazioni a una delegazione internazionale che garantisca in loco la fine delle ostilità, il rispetto dei confini, il diritto internazionale; • si provveda all’invio di soccorsi per eventuali feriti;
  • si apra una sessione di discussione dedicata, tanto nel Parlamento europeo quanto in quello italiano;
  • si chieda che il caso sia messo con urgenza all’ordine del giorno del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.


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