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Tutto l’orgoglio di essere una volontaria del Gruppo Abele

18 Giu Tutto l’orgoglio di essere una volontaria del Gruppo Abele

Era il 2005. Era martedì. E come succede spesso per le cose belle, era una sera di primavera. Era, in poche parole, la prima volta che mettevo piede dentro la Fabbrica delle “e”, la sede del Gruppo Abele in corso Trapani a Torino. Ne avevo sentito parlare diverse volte di questa ex fabbrica, di questo luogo particolare in cui “si convertono le o in e”. Senza mai averlo visto, richiamava alla mente l’aria di Parigi, con le sue stazioni e le sue fabbriche dismesse convertite in centri di irradiazione culturale. Ero emozionata e sbalordita, presa da un misto di bellezza e armonia. Quello che allora non potevo immaginare, o meglio che non potevo sapere, era che 15 anni dopo, sarei stata ancora qui a varcare e ri-varcare quell’ingresso.

Al Gruppo Abele si può dire che ci sia arrivata per curiosità. In televisione avevo sentito parlare di questa sperimentazione: un progetto che intendeva far parlare tra loro le famiglie, in un confronto anche intergenerazionale franco e sociale. Quel progetto è Genitori&Figli. Ci avevo visto subito una naturale continuazione, in altre forme, del mio lavoro di maestra nella scuola dell’infanzia. Tanto più che quello stesso anno sarei andata in pensione e di tempo da investire ne avrei avuto molto.

Per questo ho scritto una lettera a Luigi Ciotti, mettendomi a completa disposizione. Il 15 settembre 2005 ero già stata assunta come volontaria di Genitori&Figli, alle prese con la promozione di uno dei primi cicli di Siamo aperti al martedì

Sono trascorsi 14 anni da quei giorni. I tempi sono molto cambiati, il mondo ha accelerato, le generazioni si sono avvicendate. E anche in Fabbrica ci sono stati diversi cambiamenti. Nel 2005 eravamo in tre a fare tutto. Tre persone e una mole di lavoro inesauribile, di quella che il tempo pare non essere mai abbastanza: programmare le serate, chiamare i relatori degli incontri, coinvolgere le famiglie, allestire spazi, preparare le cene di condivisione, badare ai bambini. Era uno spazio leggero, il nostro (così lo definiva la responsabile di Genitori&Figli: Lucia Bianco), ma denso e sempre più coinvolgente.

La partecipazione delle famiglie è aumentata con il tempo. Ma tante famiglie significa tanti bambini e questo ha portato con sé l’urgenza di ampliare i nostri spazi. Grazie a don Ciotti, e con l’aiuto di volontari e genitori, abbiamo ripensato uno dei magazzini del Gruppo, allestendolo con piastrelle nuove e mobili disegnati da me e realizzati dalla cooperativa Piero e Gianni, che allora occupava gli spazi in cui oggi c’è Binaria. Da allora tante cose sono state fatte. Prima, grazie alla collaborazione con Acmos, abbiamo organizzato e sistematizzato uno spazio bimbi attrezzato. Poi, soprattutto con l’innesto delle energie del servizio civile e con l’ingresso di sempre nuove volontarie e volontari (selezionati accuratamente con pazienza da Mariapaola Melis), abbiamo promosso e portato avanti i corsi di Italiano per le mamme straniere (tutt’ora molto partecipati) e varie altre attività.

Nel 2016 con l’apertura di Binaria (e in particolare di Binaria Bimbi) le proposte sono diventate più ricche e differenziate. Sono nati molti laboratori che hanno suscitato interesse e partecipazione: spazio compiti, attività mamma-bimbo, papà-bimbo e nonni-nipoti.  Se si potesse paragonare questo progetto a un albero direi che Genitori&Figli è come un baobab.  E io sono fiera di esserne un rametto.

 

(adriana bianco)



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