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Un posto dove fermarsi e imparare

25 Mar Un posto dove fermarsi e imparare

Mi chiamo Mattia e ho 24 anni. Ho deciso di diventare un volontario del Gruppo Abele esattamente due anni fa, in un momento della mia vita in cui sentivo la necessità di dedicare parte di me stesso e del mio tempo libero alla collettività.
Tutt’ora non sono in grado di sostenere se lo facessi più per una mia propensione verso il prossimo, oppure per cercare una gratificazione personale. Resta il fatto che, grazie principalmente a queste due motivazioni, sono riuscito ad attivarmi e a rendermi utile, dapprima nella veste di volontario e in un secondo momento in qualità di civilista, all’interno di una realtà poco nota, ma dal forte impatto sulla comunità: il Centro crisi.
Il Centro crisi risponde una necessità essenziale nel campo delle tossicodipendenze, in quanto offre una prima risposta di aiuto a situazioni di fragilità e di estrema emarginazione. Dal nome si può già comprendere come questo luogo abbia il compito di accogliere persone che si trovano in una particolare situazione di disagio, dovuta ad un abuso prolungato di sostanze psicoattive, le quali hanno determinato uno stato di salute grave, da monitorare costantemente in una struttura protetta. Si tratta di un centro residenziale in cui gli utenti trascorrono un periodo di tregua dalle difficoltà che li circondano, sostenuti attraverso un intervento farmacologico ed un supporto educativo/relazionale, al fine di intraprendere un percorso terapeutico e un successivo programma riabilitativo.

L’esperienza di questi due anni mi ha aiutato a comprendere che il Centro crisi non ha una funzione salvifica. La riabilitazione psicosociale può avvenire solamente se dalla persona interessata si riesce ad ottenere la motivazione necessaria per poter affrontare un percorso come questo, che presenta al suo interno una serie interminabile di ostacoli. Tuttavia, ciò che apprezzo di più è il fatto che in questo luogo si tenti di ridare importanza alla persona, mettendola di fronte ai suoi limiti, riconoscendone le risorse, affinché queste riemergano e diventino preminenti. Il tutto viene realizzato in un ambiente che deve necessariamente dimostrare un reale senso di accoglienza.

Al di là della descrizione tecnica, il Centro crisi è un ambiente complicato e ricco di contraddizioni, dove si scherza e si soffre, in cui si sperimenta la fatica, ma anche la noia; le giornate sembrano tutte uguali, ma solo vivendolo quotidianamente ci si rende conto di quanto in realtà possa essere dinamico. Un pervasivo senso di frustrazione si alterna spesso a momenti di grande soddisfazione. La struttura diventa presto casa e l’équipe una seconda famiglia, composta da persone autorevoli, con una sconfinata competenza e un’invidiabile passione per il proprio lavoro.
Il Centro crisi è un posto dove fermarsi e imparare. A prescindere dalla necessità con cui ci si entra.

(mattia salamone, volontario del Cento crisi)



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