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Virtuale o illegale, il gioco d’azzardo durante la pandemia

11 Gen Virtuale o illegale, il gioco d’azzardo durante la pandemia

In un fase di contrazione del gioco d’azzardo legale, per via delle limitazioni imposte dal Covid, il fenomeno prende due strade. La maggior parte dei giocatori saltuari e moderati, venendo meno i riferimenti delle loro abitudini ordinarie, non trovano occasione per giocare, per cui momentaneamente rinunciano e ne fanno a meno. La riduzione delle possibilità di offerta riduce la domanda di un bene che, per i giocatori non patologici, non è essenziale e rispetto al quale la domanda rimane elastica. Al contrario per i giocatori compulsivi la domanda permane rigida, per cui l’esigenza del gioco d’azzardo deve trovare un qualche sbocco.

L’offerta online, nel momento in cui  è legalmente raggiungibile dal giocatore, non prevedendo per definizione alcuna normativa di distanziamento sociale, si configura come il bacino di raccolta più probabile del gioco compulsivo e patologico. È in quest’ambito che avviene il maggiore dirottamento di risorse per quella minoranza di giocatori che è dedita a giocate ad alto costo e frequenti,  rispetto alla maggioranza dei giocatori che si astiene, più numerosa, ma con giocate meno frequenti e a più basso costo.

Le offerte di gioco illegale si inseriscono nei territori e nelle occasioni in cui riescono a trovare spazio in modo da non essere immediatamente perseguibili. Dalla riedizione di rinnovate bische clandestine in locali nascosti negli interstizi del territorio, in particolare delle grandi città, alle più sofisticate forme di gioco d’azzardo offerte in rete attraverso network criptati e con sedi in zone geografico-politiche del mondo non facilmente perseguibili.

Il riversamento non trascurabile delle risorse economiche dei giocatori sull’online e il dirottamento verso il gioco clandestino sono sicuramente attribuibili, per le dimensioni  oggi denunciate, alla propensione al gioco d’azzardo negli italiani stimolata e drogata da un ventennio di deregulation nazionale del settore, che ha ampliato a dismisura ogni possibilità di azzardo. Dalla fine degli anni Novanta infatti successivi governi, in accordo con le lobby del settore, hanno di fatto liberalizzato e non solo legalizzato il gioco d’azzardo che, ricordiamo, rimane tutt’ora teoricamente vietato dal nostro codice penale.

Un effetto collaterale del lockdown è stata la riduzione complessiva del volume di gioco. Non vorremmo che la denuncia dello spostamento verso il gioco online e clandestino portasse, invece che a normare un gioco online ancora poco regolamentato o a reprimere il settore clandestino, a insinuare l’idea che si possa fare un’eccezione al lockdown per la riapertura dei locali e degli spazi dedicati al gioco legale, mentre altri settori, più essenziali e vitali, rimangono chiusi.

(leopoldo grosso, presidente onorario Gruppo Abele)



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