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Il legame “credibile” tra occupazione e cuneo fiscale

06 Apr Il legame “credibile” tra occupazione e cuneo fiscale

xoccupazione-made-in-italy.jpg.pagespeed.ic.Bw4TWEdSaqOccupazione: a che punto siamo? Al netto dei molti (e spesso contraddittori) commenti politici possibili dopo ogni rilevamento che l’Istat fa su un settore vitale per il Paese come quello del lavoro, è utile sapere che il tasso di disoccupazione generale è sceso, a febbraio 2017 all’11. 5%. Diminuito cioè dello 0,3% rispetto a gennaio 2017 e dello 0.2% rispetto a un anno fa. Il dato sicuramente positivo riguarda il tasso di disoccupazione giovanile (15 – 24 anni) che da questo ultimo rilevamento risulta sceso al 35.2%, cioè – 1.7% rispetto a gennaio e in calo di ben il 3.6% rispetto a febbraio 2016.
Gli occupati a febbraio sono cresciuti di 8.000 unità rispetto a gennaio e di 294.000 unità rispetto a febbraio 2016. Gli occupati totali sono a quota 22.862.000 e il tasso di occupazione è stabile al 57.5%. Tuttavia, a questo dato va associato quello relativo alla riduzione del numero di coloro che un lavoro lo stanno cercando: sono il 2.7% in meno le persone in cerca di occupazione, specie nella fasce giovanili e tra gli over 50, mentre aumentano gli inattivi tra i 15 e i 64 anni, in marzo cresciuti dello 0,4%, pari a più 51mila. Il tasso di inattività è pari al 34.8%, in aumento di 0.1 punti percentuali su gennaio 2017. Aumentano i lavoratori a termine, mentre calano i lavoratori a tempo indeterminato e restano stabili gli indipendenti.
Dice Istat: “In Italia l’andamento dell’attività economica risulta positivo, in un contesto di aumento della profittabilità delle imprese e di intensificazione dell’attività di investimento”. Ed effettivamente sembra che le cose vadano meglio rispetto a pochi anni fa. Anche se in parallelo ai dati Istat sul lavoro la Corte dei Conti nel Rapporto 2017 denuncia come coloro che abbiano un lavoro e uno stipendio lo vedano praticamente dimezzato (49%) da tasse e contributi. Una percentuale dieci punti superiore alla media europea. E non va meglio alle imprese, che hanno un carico fiscale di 25 punti superiore a quello delle concorrenti europee.
Insomma, la pressione fiscale potrebbe essere, se diminuita, il meccanismo capace di riattivare l’occupazione. Che aumentando, a sua volta sarebbe capace di motivare coloro che hanno smesso di cercarla.
Rimane la saggezza a dare la linea: “Per tagli di tasse credibili, servono coperture credibili” ha commentato il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan.

(toni castellano)



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