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Immigrazione, la paura mette a rischio Schengen

25 Mar Immigrazione, la paura mette a rischio Schengen

imGli attentati che hanno colpito il cuore dell’Europa provocano sdegno, indignazione ma soprattutto paura. La paura di cui, da sempre, si nutrono i partiti populisti che vanno rafforzando i loro consensi in tutto il Vecchio continente. Una delle vittime dell’attacco terroristico in Belgio, infatti, potrebbe essere il trattato di Schengen che consente la libera circolazione delle persone in Europa.
Attualmente sono già otto i Paesi che hanno deciso di reintrodurre i controlli alle frontiere, senza dimenticare lo spettro Brexit che continua a incombere in attesa del referendum che si terrà in Gran Bretagna il 23 giugno per l’uscita dall’Unione europea. Tuttavia i maggiori analisti ritengono la vera minaccia all’Occidente non sia costituita dai migranti, bensì dalla mancanza di coordinamento tra le intelligence europee.
Pur di salvare Schengen, grande emblema dell’integrazione Ue, i leader europei hanno accettato un accordo con la Turchia che ha già scatenato molte polemiche. Proprio in questi giorni l’Unhcr ha deciso di ritirarsi dagli hotspot presenti nelle isole greche, denunciando che i centri di accoglienza sono ormai ridotti a vere e proprie prigioni. Secondo John Dalhuisen, direttore di Amnesty International per l’Europa e l’Asia centrale, “la Turchia non rispetta i diritti umani” e quindi l’accordo è stato “un errore”. Anche Medici senza Frontiere ha scritto nero su bianco in un comunicato che “l’accordo con Ankara potrebbe dar luogo a deportazioni ingiuste e disumane e noi non vogliamo farne parte”.
Dal 20 marzo, infatti, tutti i rifugiati arrivati sulle isole dell’Egeo vengono riportati in Turchia dopo aver effettuato le pratiche di riconoscimento. Stavolta non è più solo l’Ungheria: è l’Europa stessa ad aver costruito un “muro” anti-migranti.
In Italia la questione migratoria suscita reazioni discordanti: mentre qualcuno grida all’invasione, il report demografico dell’Istat racconta una situazione molto diversa. Il saldo migratorio con l’estero, infatti, si chiude nel 2015 con un attivo di appena 128mila unità, rispetto ai 141mila del 2014 e ai quasi 500mila nel 2007. Se gli ingressi calano, le uscite aumentano: gli italiani che vanno all’estero sono sempre di più (100.000 nel solo 2015, segnando un +12,4% rispetto al 2014) e molti degli stranieri che sbarcano nelle nostre coste decidono presto di ripartire per altre nazioni europee.

 

(valentina casciaroli)

 



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