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La scuola ha ancora molto da insegnare

11 May La scuola ha ancora molto da insegnare

Pubblichiamo di seguito la seconda parte di un ciclo di riflessioni sulla scuola, agenzia educativa importantissima con cui il Gruppo Abele collabora da anni grazie all’equipe del Piano Giovani.

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La socializzazione, il rapporto tra giovani e adulti, nuovi contenuti (non nozioni) e nuovi metodi di apprendimento, la scoperta dei talenti… La scuola ha ancora molto da insegnarci. E, nell’era dell’iper-connessione in cui tutto sembra delegabile al virtuale, la scuola rappresenta un punto di ancoraggio fortissimo con il reale.
Anzitutto perché a scuola si trascorre un sacco di tempo. Come in nessun altro luogo formativo ogni singolo ragazzo passa tanto tempo, potenzialmente fertile, per la sua crescita. Confrontarsi col mondo virtuale ci può portare a relazionarci con tutti, potenzialmente. Ok. Ma è a scuola che si impara a convivere. E’ condividendo lo stesso banco, sentendo le storie dei compagni, riconoscendo le affinità e scoprendo il fatto di essere tutti uguali e tutti diversi, che si impara a rispettare gli altri. Raccogliendo le gioie e i pianti. Aprendo spazi di discussione e di confronto si può imparare a rispettare il pensiero di tutti, pur non essendo d’accordo con tutti. Si può imparare a litigare, ma si può imparare anche a fare la pace.
E poi ci sono i contenuti: questo è il fuoco sacro della scuola che non smetterà mai di bruciare. Scoprire. Imparare. L’umanità è andata avanti quando ha cominciato a raccogliere l’esperienza e a farne tesoro. Cominciare a mettere insieme i pezzi per trovare una propria via alla conoscenza. Far trovare le soluzioni agli studenti dandogli solo i dati del problema. Metterli in difficoltà. Far riscoprire i dubbi che hanno avuto i grandi pensatori o i grandi matematici, dove si sono incagliati. Dove gli artisti invece hanno trovato soluzioni diverse allo stesso problema… E’ stupendo pensare come ogni libro scolastico in realtà è un libro che ognuno si scrive ed è un processo determinante di questi tempi, in cui a livello sociale ciascuno deve costruirsi il suo percorso unico e speciale.

Essere tutti diversi è la base da cui partire. La scuola è potenzialmente ricca per ciascuno perché in essa si è costretti un po’ a disegnare, un po’ a suonare, un po’ a viaggiare, un po’ a scrivere, un po’ a fare da mangiare. Insomma la scuola aiuta a conoscersi moltissimo e lascia tracce quando fa fare esperienze. Che siano scoperte, feste, uscite di quartiere, gite lontane, esami importanti, sfide sportive, laboratori, esperienze di gruppo.
La scuola quando si dà tempo permette di aiutare i giovani a elaborare il racconto unico delle proprie esperienze. Perché a ognuno deve essere riconosciuto un percorso individuale e ad ognuno deve essere concessa la possibilità di rielaborarlo in un gruppo (come si fa su Facebook, ma c’è una bella differenza, no!?). Tutto questo può diventare memorabile ed educativo: sentirsi riconosciuti è davvero memorabile.

(mauro maggi, piano giovani gruppo abele)

Riferimenti bibliografici:
La città educante. Manifesto della educazione diffusa – Paolo Mottana e Giuseppe Campagnoli – Ed. Asterios
– I bambini pensano grande. Cronaca di una avventura pedagogica. Franco Lorenzoni – Ed Sellerio
– Se la bicicletta avesse le ruote. Avventure di ragazzi on the road e manuale di pedalogia. Emilio Rigatti – Ediciclo
Oltre le passioni tristi. Dalla solitudine contemporanea alla creazione condivisa – Miguel Benasayag – Feltrinelli
Fantasia – Bruno Munari – Editori Laterza
Riferimenti sitografici:
– Prima piattaforma di raccolta fondi per progetti scolastici: https://schoolraising.it


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