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Ottavo Libro bianco sulle droghe: il Governo convochi la conferenza nazionale

29 Jun Ottavo Libro bianco sulle droghe: il Governo convochi la conferenza nazionale

librobiancodroghe8In tema di droghe, la XVII legislatura è stata un’occasione persa. L’ottavo Libro bianco sulle droghe – scaricabile sul sito Fuoriluogo.it – non usa mezzi termini sin dall’apertura, per sottolineare il vuoto di gestione politica che ha sostituito la scellerata Fini-Giovanardi, dichiarata incostituzionale nel 2014 (ma intanto rea di aver gonfiato le carceri stipandole di piccoli spacciatori e consumatori), ignorando l’ambito preventivo, quello di cura, quello di riduzione del danno e quello vivo, in America come in altri stati europei, sulla legalizzazione delle droghe leggere. Promosso dalla Onlus La Società della Ragione (insieme a Forum Droghe, Antigone, Cnca e Associazione Luca Coscioni) alla pubblicazione del Libro bianco aderiscono inoltre Cgil, Comunità di San Benedetto al Porto, Gruppo Abele, Itaca, Itardd, LegaCoopSociali, Lila.

Cosa emerge: alla cancellazione della legge Fini-Giovanardi non hanno fatto seguito ulteriori modifiche dell’impianto repressivo e sanzionatorio che ispira l’intero Testo Unico sulle sostanze stupefacenti Jervolino-Vassalli. Legge questa risalente al 1990, epoca in cui la lettura politica e giuridica della questione si basava su repressione penale e amministrativa. Repressione che riverbera dunque, a 27 anni di distanza, i suoi effetti su una tematica in evoluzione costante. Tant’è che, al 31 dicembre 2016, in carcere si trovavano 17.733 detenuti a causa dell’art. 73 del Testo unico che punisce la produzione, il traffico e la detenzione di droghe illecite. 17.733 persone che equivalgono al 32,52% del totale. Una persona su tre, di coloro che si trovano nei penitenziari italiani, è dunque imputato/condannato per reati legati all’uso di stupefacenti. A questi si aggiungono 5.868 ristretti per art. 74 (associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti o psicotrope), il 10,74% del totale, in calo rispetto al 2015. Sono molti di più dunque gli utilizzatori in carcere che non i trafficanti. I consorzi criminali restano praticamente fuori dal sistema di repressione penale, grazie a una migliore organizzazione e a maggiori risorse, trovandosi per di più avvantaggiati: la repressione di pesci piccoli favorisce l’oligopolio del traffico per scomparsa di concorrenza.
Precisamente, 13.356 dei 47.342 ingressi in carcere nel 2016 sono stati causati da imputazioni o condanne sulla base dell’art. 73 del Testo unico. Si tratta del 28,21%.
14.157 dei 54.653
detenuti al 31 dicembre 2016 sono tossicodipendenti. Il 25,9% del totale. Il 33,95% dei soggetti entrati in carcere nel corso del 2016 era tossicodipendente.
Fuori dal carcere, le persone segnalate al prefetto per consumo di sostanze illecite nel 2016 è di 32.687 (+17,92% rispetto al 2015). Di questi solo 122 persone vengono sollecitate a presentare un programma di trattamento socio-sanitario; 9 anni prima erano 3.008. Le sanzioni amministrative riguardano invece il 40,25% dei segnalati. La segnalazione al prefetto dei consumatori di sostanze stupefacenti ha quindi natura principalmente sanzionatoria.
Infine, il titolo di questo Libro bianco, Dalla semina americana al deserto italiano, intende mettere in risalto quanto una legislazione così sorpassata come quella italiana non solo generi ferite nel tessuto sociale – come quelle descritte sopra per la carcerizzazione dei reati per droga – ma imponga al nostro Paese anche la rinuncia a scelte politiche, economiche e sanitarie che altri paesi (recentemente nel continente americano) stanno mettendo in pratica con risultati positivi. Basti citare il saggio contenuto in questo Libro bianco dell’economista Marco Rossi (Dipartimento di Scienze Economiche e Sociali, Università La Sapienza di Roma) secondo cui le implicazioni economiche della regolamentazione della cannabis, assumendo una regolamentazione e tassazione simile a quella del tabacco, consumi costanti e assenza di esportazioni e/o turismo da cannabis avrebbero un impatto complessivo sui conti pubblici di circa 4 miliardi di euro. A questi si aggiungerebbero una probabile riduzione, non stimabile, dei costi sanitari ed un miglioramento dei conti economici nazionali derivante dalla sostituzione delle importazioni illegali con coltivazione nazionale per circa 500 milioni di euro. In America hanno valutato queste possibilità. L’Uruguay e otto stati Usa (Colorado, Washington, Alaska, Oregon, California, Maine, Massachusetts e Nevada) hanno già regolamentato l’uso di cannabis aprendo una breccia nella tradizione proibizionista. Breccia che diventerà, si spera, una proposta effettiva da discutere al prossimo appuntamento delle Nazioni Unite, in programma per il 2019 a Vienna.

 

(manuela battista e toni castellano)



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