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Racconto, dunque sono

28 Jun Racconto, dunque sono

Un’altra estate di storie e narrazioni autobiografiche, poetiche, scritte, lette e rappresentate alla Certosa1515 insieme alla Libera Università di Anghiari.
Perchè il Gruppo Abele in questi ultimi anni ha inserito con forza nel suo progetto culturale la narrazione? In queste poche righe voglio provare a dare una risposta che parte dalla mia esperienza. Le storie delle persone che ho incontrato hanno cambiato la mia vita, mi hanno aiutato a comprendere qualcosa in più di me, del mondo, degli altri. Non esiste la Verità, ma le storie delle persone che incontriamo, le storie che leggiamo, che ascoltiamo attraverso i linguaggi dell’arte, della poesia e della creatività ci aiutano a dis-velarla, a scoprire sempre qualcosa di inatteso, che va oltre la nostra esperienza. La narrazione è educativa perché le storie generano apprendimento, relazioni, incontri. Le storie ci aiutano a comprendere il mondo, ad interpretarlo. Nelle storie ci possiamo rispecchiare, ma attraverso le storie possiamo comprendere anche esistenze altre, situazioni e percorsi che non sperimenteremo mai.
E’ importante per ciascuno di noi, sia come persone che come operatori, riscoprire il valore della narrazione, prima di tutto nella propria vita e poi nei contesti di lavoro. Lavorare sulla propria storia, imparare a scriverla, a raccontarla, ad ascoltarla è il prerequisito per imparare ad avvicinarsi alle storie degli altri, ma anche per insegnare a curare attraverso le narrazioni.

Quest’anno il lavoro sulla narrazione si arricchisce di un nuovo progetto: la libreria delle Storie senza dimora. Un progetto che vuole costruire una dimora fisica e digitale in cui raccogliere e valorizzare storie invisibili di fatica e speranza nella marginalità. Storie di persone che hanno sviluppato una loro resistenza nel vivere, dalle quali c’è molto da imparare. Spesso le vite delle persone più fragili sono ridotte a numeri e statistiche anonime. La Libreria vuole essere un luogo in cui incontrare volti e racconti di uomini e donne che nella scrittura testimoniano che cos’è il vivere dal loro punto di vista. Il nostro oggi ha bisogno di una cultura che rimetta al centro gli uomini e le donne, con le loro fragilità e le ricchezze della loro umanità, non con finalità meramente conoscitive, ma per rilanciare un impegno etico, sui diritti e sulla giustizia.
C’è bisogno di parole vere, di parole di carne che ci aiutino nella ricerca etica, personale e collettiva. Purtroppo osserviamo come intorno a noi vi sia poca attenzione alle parole, nei media che spesso ne fanno uno strumento per offendere, per denigrare, per mettere in ridicolo o stigmatizzare persone. Le persone non sono problemi. C’è una frase di Pietro Ingrao che sintetizza benissimo l’impegno che sul tema della narrazione in questi anni stiamo portando avanti: “Noi tutti avremo vinto quando i senza volto, i senza nome, gli incerti del nome, i proibiti del nome, i senza carta, saranno riconosciuti nelle loro capacità e nella loro ricchezza umana”.

(lucia bianco, responsabile del progetto Genitori&Figli e curatrice delle rassegne Raccontare e Storie senza dimora)

 

 



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